Vino italiano sotto attacco: tra dazi, guerre e logistica il settore è in tilt

Il 2025 ha segnato una brusca frenata per il vino italiano sui mercati internazionali. L’analisi Nomisma Wine Monitor fotografa un calo globale del 12% a valore, con il mercato che scende a 5,5 miliardi di euro. Una contrazione che arriva dopo mesi di tensioni commerciali, guerre e difficoltà logistiche che stanno mettendo in seria difficoltà l’intero comparto.

Vino: il rallentamento dell’export può diventare un problema strutturale

A lanciare l’allarme è Diego Cusumano, tra i vignaioli italiani più conosciuti nel mondo, che sottolinea come il rallentamento dell’export rischi di trasformarsi in un problema strutturale. «Se l’export non riparte, ci troveremo con enormi eccedenze già dalla vendemmia 2026».

Il nodo dazi: gli Stati Uniti trascinano il mercato del vino verso il basso

Gli USA, primo mercato extra‑UE per il vino italiano, sono oggi l’epicentro della crisi. Le tensioni commerciali hanno portato a una serie di misure tariffarie che hanno inciso pesantemente sulle importazioni. Negli ultimi mesi, il presidente Donald Trump ha minacciato e annunciato nuovi dazi su prodotti europei, incluso il vino:

minaccia di un dazio del 200% su vini, champagne e alcolici europei.

possibili tariffe del 30% su importazioni UE, vino compreso, nell’ambito di una più ampia disputa commerciale.

rischio di un impatto da 4,9 miliardi di euro sulle esportazioni europee, con l’Italia esposta per 1,9 miliardi.

Queste misure hanno già prodotto effetti concreti: secondo Nomisma, gli USA registrano un calo del 2,6% nei volumi e del 6,2% nel valore delle importazioni di vino italiano.

Asia in frenata: Cina e Giappone arretrano

A Est la situazione non migliora:

Cina: –15% a valore.

Giappone: –2,2% nei volumi e –1,7% nel valore.

Mercati che negli ultimi anni avevano rappresentato una valvola di sfogo per molte cantine italiane..

Europa non fa da scudo: UK e Svizzera in calo

Anche in Europa la domanda rallenta:

Regno Unito: –6% a volume e valore.

Svizzera: –6% a valore.

Un quadro che riduce ulteriormente le possibilità di compensare il calo extra‑UE.

Qualche spiraglio: Brasile e Corea del Sud

Le uniche note positive arrivano da:

Brasile: +3,5% volumi, +1,9% valore.

Corea del Sud: +5,3% importazioni.

Mercati dinamici, ma ancora troppo piccoli per bilanciare le perdite.

La guerra e la logistica: il colpo finale

Cusumano sottolinea come la nuova guerra in Medio Oriente stia aggravando ulteriormente la situazione:

corridoi logistici ridotti.

meno trasportatori disponibili.

costi di spedizione in forte aumento.

rischio di interruzione delle catene di fornitura.

«La domanda estera c’è», spiega, «ma non siamo più in grado di soddisfarla logisticamente. E con la vendemmia alle porte, il problema delle eccedenze rischia di esplodere».

L’allarme dei produttori: eccedenze record e prezzi a rischio

Il tema delle eccedenze è confermato anche da Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini:

40 milioni di ettolitri già in giacenza.

vendemmia media prevista: 50 milioni di ettolitri.

disponibilità totale a fine anno: 90 milioni di ettolitri.

«Un’offerta monstre che rischia di deprimere i prezzi», avverte Frescobaldi.

Matteo Lunelli (Ferrari Trento): “La guerra colpisce trasporti, fiducia e mercati chiave”

Anche Matteo Lunelli conferma le preoccupazioni: «La guerra compromette rotte strategiche, aumenta i costi dell’energia e colpisce mercati in forte crescita come gli Emirati e tutto il Middle East».

Quello del vino è un settore in trincea

Tra dazi, guerre, logistica in tilt e consumi in calo, il vino italiano si trova davanti a una delle sfide più complesse degli ultimi decenni. La domanda internazionale non è sparita, ma rischia di diventare irraggiungibile. E senza export, le cantine italiane potrebbero trovarsi sommerse da eccedenze mai viste prima.

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