Se davvero il petrolio ha già toccato i suoi picchi annuali, è probabile che anche inflazione e tassi d’interesse abbiano superato la fase più acuta. In uno scenario del genere, il mercato tende fisiologicamente a spostare lo sguardo. Quando l’energia tradizionale smette di essere il principale driver macro, emergono le materie prime che alimentano la trasformazione tecnologica e infrastrutturale in corso. È qui che, secondo T. Rowe Price, si apre un nuovo capitolo del settore materie prime, un comparto ciclico ma capace di anticipare i cambiamenti strutturali dell’economia globale.
Il petrolio resta un asset centrale, ma non più esclusivo
La crescita dell’intelligenza artificiale, la costruzione di data center e la corsa alle infrastrutture energetiche stanno ridisegnando la domanda globale. Il rame, ad esempio, è diventato il metallo simbolo della transizione digitale: serve per i cavi, per le reti, per i sistemi di raffreddamento dei data center, per le infrastrutture elettriche e per la mobilità elettrica. È un materiale sensibile ai tassi d’interesse, ma destinato a beneficiare di ogni ripresa dell’edilizia e degli investimenti infrastrutturali.
Accanto al rame, emergono i minerali critici: terre rare, tungsteno, antimonio, uranio
Sono elementi indispensabili per semiconduttori, magneti, batterie, server, sistemi di difesa, tecnologie AI e componenti avanzati. La loro domanda è in crescita costante, mentre l’offerta è concentrata in poche aree del mondo. Questo crea un doppio effetto. Volatilità dei prezzi e crescente attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento. Le aziende con asset in giurisdizioni stabili — Stati Uniti, Canada, Australia, Europa — stanno diventando più attrattive proprio perché riducono il rischio geopolitico.
Torna centrale è il legname
La ripresa delle attività edilizie, insieme alla costruzione di data center e infrastrutture energetiche, sta riportando attenzione su un comparto che negli ultimi anni ha vissuto oscillazioni significative. Il legname è sensibile ai tassi, ma beneficia immediatamente di ogni ripartenza del settore costruzioni, soprattutto in Nord America ed Europa. La domanda energetica trainata dall’AI è il tema chiave di lungo periodo. Per 15 anni la richiesta globale di elettricità è rimasta stabile; oggi, la crescita dei data center sta creando una nuova fonte di domanda che impatta non solo i mercati dell’energia, ma anche quelli dei metalli e delle infrastrutture. Ogni nuovo cluster di server richiede energia, rame, acciaio, cemento, sistemi di raffreddamento, reti e materiali critici. È un ciclo che si autoalimenta e che potrebbe durare almeno un decennio.
C’è però un rischio che gli investitori potrebbero sottovalutare: prezzi dell’energia costantemente elevati accelerano la transizione verso fonti alternative. Questo potrebbe ridurre la domanda di combustibili tradizionali nel lungo periodo, spostando capitali e attenzione verso tecnologie più efficienti e materiali necessari per produrle.
Nella foto Rick de los Reyes, Sector Portfolio Manager, T. Rowe Price





