Sparq: ROL ed ex festività, è tempo di ripensarli

Ogni fine anno molte aziende si ritrovano ad affrontare lo stesso problema: dipendenti con ore di ROL ed ex festività ancora da utilizzare e organizzazioni chiamate a gestire assenze concentrate nelle ultime settimane. Per Sparq il tema non riguarda soltanto lo smaltimento dei residui. La vera domanda è un’altra: questi strumenti rispondono ancora alle esigenze del lavoro contemporaneo?

ROL ed ex festività sono stati introdotti in un’epoca caratterizzata da orari rigidi e presenza costante in ufficio. In quel contesto servivano a offrire margini di flessibilità ai lavoratori. Oggi lo scenario è diverso. Smart working, lavoro ibrido e maggiore autonomia hanno modificato il rapporto tra tempo e prestazione lavorativa. Secondo Sparq, proprio questa trasformazione rende necessario aprire una riflessione sul ruolo dei permessi retribuiti.

Molte aziende oggi garantiscono già forme di flessibilità organizzativa

«Ferie, ROL ed ex festività rispondono a esigenze differenti», spiega Pietro Novelli, (nella foto) founder e CEO di Sparq. «Le ferie restano fondamentali per il recupero psicofisico. ROL ed ex festività nascono invece come strumenti di flessibilità». Il punto, secondo Novelli, è che molte aziende oggi garantiscono già forme di flessibilità organizzativa. Per questo diventa legittimo chiedersi se gli strumenti introdotti decenni fa siano ancora adeguati.

Il dibattito riguarda anche la struttura dei contratti collettivi

Nel CCNL Commercio, Terziario e Distribuzione, un lavoratore con almeno cinque anni di anzianità può maturare fino a 104 ore annue tra ROL ed ex festività. L’equivalente di circa 13 giornate lavorative che si aggiungono alle ferie. Meccanismi simili sono presenti anche in altri grandi contratti nazionali, compresi quelli dei metalmeccanici, dei chimici, della logistica e del turismo. Per Sparq emerge così un paradosso. Da una parte le imprese promuovono autonomia e responsabilizzazione. Dall’altra continuano a gestire la flessibilità attraverso un monte ore identico per tutti.

Secondo Sparq il sistema non considera differenze di ruolo, responsabilità o contributo professionale

«Lo stesso numero di ore viene riconosciuto indipendentemente dalla produttività o dalle esigenze individuali», osserva Novelli. «Una parte di questo valore potrebbe essere redistribuita in forme diverse». La proposta non è ridurre i diritti dei lavoratori. L’obiettivo è valutare modalità più coerenti con le aspettative attuali. Una quota del valore economico associato ai permessi potrebbe, ad esempio, trasformarsi in maggiore retribuzione. Un’altra potrebbe sostenere modelli più evoluti di autonomia organizzativa. La riflessione si inserisce in un contesto in cui le nuove generazioni attribuiscono crescente importanza all’equilibrio tra vita privata e lavoro.

Per Sparq, il tema non riguarda quindi la quantità dei benefici riconosciuti, ma la loro forma La questione di fondo è semplice: ha ancora senso garantire a tutti lo stesso pacchetto di 13 giornate aggiuntive, oppure è arrivato il momento di introdurre strumenti più flessibili e personalizzabili? È da questa domanda che, secondo la società, dovrebbe partire il confronto sul futuro dell’organizzazione del lavoro.

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