La sindrome Cinese colpisce la siderurgia europea

145413782_344991kL’acciaio è destinato a rimanere uno dei materiali fondamentali nell’industria manifatturiera e nel settore delle costruzioni. Ma è la Cina a dominare oggi la scena mondiale, con una produzione di acciaio grezzo salita dal 39% del totale asiatico del 2000 al 71% di oggi. “Un eccesso di capacità sul mercato interno che ha fatto sì che il gigante asiatico, un tempo importatore netto, si trasformasse nel maggiore esportatore di acciaio a livello mondiale”,  spiegano gli analisti di Avvenia  – www.avvenia.com – , leader nazionale nel sistema della sostenibilità ambientale. Con una produzione annua di 177 milioni di tonnellate di acciaio, la siderurgia dell’Unione Europea ha una rilevante dimensione transfrontaliera che include oltre 500 impianti di produzione distribuiti in 23 Stati membri.

Ma la crisi economica ha determinato un rallentamento dell’attività manifatturiera e quindi della domanda di acciaio, oggi inferiore del 27% rispetto ai livelli pre-crisi. I costi energetici dell’industria siderurgica rappresentano mediamente un 40% del totale dei costi operativi, ma ancora esistono ambiti in cui sono possibili miglioramenti in grado di accrescere l’efficienza energetica e quindi tornare a essere competitivi rispetto alle aziende asiatiche. Secondo Avvenia sarà proprio la «white economy» a consentire di recuperare la competitività e favorire la crescita. Anche perché l’eccesso di capacità non è solo un problema europeo: è l’intera industria siderurgica mondiale a registrare oggi un eccesso di capacità produttiva di 542 milioni di tonnellate, di cui 200 milioni solo in Cina.

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