L’intelligenza artificiale AI entra definitivamente nel perimetro della responsabilità penale delle imprese. Con il decreto legislativo n. 160/2026 debutta infatti nel Codice penale il nuovo reato relativo ai sistemi di AI ad alto rischio. Si tratta di una norma che impone alle aziende un cambio di passo nella gestione delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.
Con l’AI vietato scherzare
La disposizione prevede la reclusione da uno a cinque anni. Una pena per chi omette di adottare le misure tecniche di sicurezza necessarie nella progettazione, nell’addestramento, nella produzione o nell’immissione sul mercato di sistemi di AI ad alto rischio. Le stesse pene si applicano anche nei casi in cui venga meno la necessaria sorveglianza umana e da tale omissione derivi un pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone. Se invece il rischio coinvolge la sicurezza dello Stato, la pena può arrivare fino a otto anni di carcere.
La nuova normativa rappresenta una risposta alla diffusione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni. Il tema riguarda in particolare le imprese che stanno integrando strumenti di AI nei processi aziendali, spesso con ritmi superiori alla capacità di governarne rischi, controlli e responsabilità. “L’entusiasmo che accompagna l’arrivo di tecnologie così innovative non sempre è accompagnato da una loro adozione consapevole e strutturata”. Dice Nadia Martini, (nella foto) avvocato del gruppo internazionale di consulenza legale Rödl e tra le principali esperte italiane in materia. Secondo la professionista, gli episodi di data breach, attacchi informatici e utilizzi impropri emersi negli ultimi anni rappresentano soltanto una parte di un fenomeno molto più ampio.
I numeri confermano la crescente centralità dell’intelligenza artificiale nel mondo produttivo. Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il 71% delle grandi imprese italiane ha già avviato almeno un progetto di AI. In sei casi su dieci, queste iniziative hanno prodotto un impatto rilevante sul modello di business. Anche l’Istat registra una crescita significativa dell’adozione aziendale dell’intelligenza artificiale, che oggi coinvolge oltre la metà delle grandi aziende italiane.
Una sfida per le PMI
In questo scenario, la nuova disciplina impone alle organizzazioni di verificare rapidamente il proprio livello di conformità. La sfida riguarda soprattutto le PMI, che costituiscono la parte predominante del tessuto produttivo nazionale e che spesso dispongono di risorse limitate per affrontare percorsi di adeguamento tecnologico e normativo.
Bisogna costruire una governance chiara dell’AI
Occorre conoscere con precisione quali sistemi vengono utilizzati, individuare responsabilità, definire procedure di controllo e garantire una supervisione umana efficace. A questo si aggiunge la necessità di conservare documentazione e registrazioni tecniche, gestire correttamente eventuali incidenti, aggiornare i modelli organizzativi aziendali. E inoltre verificare che i rapporti con fornitori e partner prevedano adeguate garanzie di trasparenza e collaborazione.
L’obiettivo non è soltanto evitare le nuove sanzioni previste dal reato di AI ad alto rischio. Per le aziende diventa essenziale dimostrare di avere adottato tutte le misure necessarie per prevenire malfunzionamenti. Oltre che utilizzi impropri e rischi per persone e organizzazioni. Un passaggio che trasforma la governance dell’intelligenza artificiale da scelta manageriale a vero e proprio presidio di compliance e tutela penale.




