IPAgro: l’agroalimentare fa i conti con il nuovo clima

Il clima non sta cambiando solo le rese: sta cambiando ciò che arriva davvero sul mercato. L’estate 2026 ha mostrato un’Italia con temperature fino a 5 °C sopra la media e una siccità classificata come “eccezionale”. Questo nuovo scenario non altera solo i volumi, ma anche pezzatura, colore, maturazione, qualità e disponibilità d’acqua. È un cambiamento che entra direttamente nelle scelte delle imprese agricole.

IPAgro, nel Forum Tutto l’Anno, ha messo a confronto dati e strategie. Radarmeteo ha mostrato come l’indice SPEI sia sceso a livelli peggiori delle annate più critiche. Bettoni, presidente IPAgro (nella foto), ha spiegato che il problema non è più difendersi da un evento estremo: è ripensare l’intero modello produttivo. Il caldo e la scarsità d’acqua colpiscono ogni settore. Nell’ortofrutta cambiano pezzatura e colorazione, aumentano le scottature. Nelle serre si superano i 50 °C, compromettendo la produzione. Nel riso torna la turnazione dell’acqua. Su mais e vite lo stress idrico modifica peso, maturazione e qualità. Il risultato è semplice: il clima decide non solo quanto si raccoglie, ma cosa si può vendere.

Per IPAgro è necessario agire su più fronti

Il primo è la genetica: varietà e portainnesti più resistenti, piante di mais più basse e con radici più sviluppate, tecniche TEA che arriveranno sul mercato europeo tra 4-5 anni. Ma la genetica da sola non basta. Serve cambiare anche il modo di coltivare: gestione del suolo più conservativa, meno lavorazioni, più capacità di trattenere acqua. Le esperienze di Strip-Till e cover crop mostrano che si può migliorare la fertilità e ridurre gli sprechi.

Gli investimenti diventano parte della strategia climatica. L’agrivoltaico, come raccontato da Martilotti, non è solo energia: crea ombra, riduce insolazione, migliora il microclima e abbassa il fabbisogno idrico. La diversificazione diventa una forma di protezione. Anche la gestione del rischio deve evolvere. Le assicurazioni si spostano verso modelli più precisi, fino alla singola particella catastale, e verso formule ibride tra coperture tradizionali e parametriche. L’obiettivo è ridurre la distanza tra ciò che accade davvero in campo e ciò che le imprese riescono a proteggere.

Genetica, tecniche agronomiche, acqua, energia, assicurazioni: tutto converge verso un’unica strategia. Adattarsi. Significa conoscere ciò che cambia, usare le soluzioni disponibili, investire in quelle future e avere il coraggio di rivedere modelli che hanno funzionato fino a oggi. È da questa capacità di lettura e decisione che passa il futuro dell’agroalimentare italiano.

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