Karina Castorani Gosteva: la giovane artista scelta dallo Spazio Thetis per il suo Ritratto Plastico

Che un’artista giovane venga scelta dallo Spazio Thetis all’Arsenale di Venezia non è un fatto comune. Thetis è uno dei luoghi più prestigiosi dell’arte contemporanea internazionale, un parco espositivo che ospita opere permanenti di giganti. Come Jan Fabre, autore della celebre scultura L’uomo che misura le nuvole, e Beverly Pepper, con le monumentali installazioni Le Sentinelle e Perazim II. È uno spazio che accoglie solo artisti capaci di dialogare con la grande tradizione dell’arte contemporanea e con la sua tensione verso il futuro. Il fatto che Karina Castorani Gosteva, 37 anni, sia stata invitata a esporre proprio lì, nel cuore dell’Arsenale, è già di per sé una dichiarazione di prestigio. Significa che la sua ricerca è considerata credibile, solida, innovativa.

Karina Castorani Gosteva infatti è una delle voci più sorprendenti della nuova generazione artistica europea. Giovane, determinata, già presente in mostre internazionali e nelle aste delle principali case italiane, sta portando nel contemporaneo qualcosa che non c’era. Una nuova corrente artistica, il ritratto plastico. La sua ricerca nasce da una fotografia, attraversa la tecnologia, si immerge nella psicologia della percezione e approda in un territorio dove la figura scompare, ma l’essenza resta. È un linguaggio che non rappresenta ciò che si vede, ma ciò che si sente.

Un nuovo linguaggio per la giovane Karina

Il punto di partenza è la semiotica visiva, quella disciplina che insegna come un’opera possa comunicare emozioni e significati anche senza ricorrere al figurativo. La scelta di Karina di abbinare la semiotica alla sua arte non è un vezzo teorico, ma un atto fondativo. Il linguaggio plastico, fatto di linee, forme, colori e della loro disposizione nello spazio, diventa il mezzo attraverso cui l’artista costruisce percezioni, tensioni, vibrazioni interiori. La Gestalt, la scienza che studia come il nostro cervello organizza gli stimoli visivi, è la bussola che le permette di trasformare un volto in una composizione astratta capace di restituirne l’anima. Secondo questa teoria, la mente percepisce prima le strutture e solo dopo le figure. E Karina lavora esattamente in questo spazio: lì dove la forma diventa percezione e la percezione diventa racconto.

Il suo processo creativo è duplice

Parte da una fotografia del soggetto, che viene elaborata digitalmente fino a dissolverne la dimensione figurativa. Poi interviene manualmente sulla stampa con tecniche miste: stratificazioni, graffi, velature, foglie metalliche, pigmenti, fosfori. Il risultato è un’opera che non assomiglia più al volto originale, ma ne custodisce la verità emotiva. Non rappresenta: rivela. Il primo esempio è “Anna’s Soul”, del 2024, un’opera in cui la figura scompare e rimane un campo di forme e colori che restituisce vitalità, fragilità e tensioni interiori. Da allora, Karina ha realizzato ritratti di professionisti, artisti, personalità borderline, criminologi, imprenditori. Ogni ritratto nasce da lunghe conversazioni, spesso di ore, in cui il soggetto racconta la propria storia, le proprie contraddizioni, le proprie zone d’ombra. Le linee discontinue diventano ferite, le foglie laminate diventano identità nascoste, i graffi diventano traumi, le campiture cromatiche diventano energie vitali. È un lavoro psicologico prima che estetico.

Il ritratto plastico non è solo un ritratto: è un metodo

Può raccontare persone, ma anche luoghi, aziende, identità collettive. È un ponte tra fotografia, pittura, psicologia e fisica quantistica, che Karina usa per affrontare qualsiasi soggetto trasformando la superficie in un campo emotivo. La sua arte è un’evoluzione continua: metà digitale, metà pittorica, sempre unica. La semiotica visiva, la Gestalt e la fisica quantistica diventano strumenti per liberare il ritratto dai vincoli della somiglianza e restituire la profondità psicologica del soggetto.

Il Manifesto del Ritratto Plastico di Karina chiarisce questa visione

Il linguaggio plastico si concentra sulle linee, sulle forme e sui colori, indipendentemente dalla figurazione. Tutte le emozioni che un testo visivo comunica con il figurativo possono essere comunicate anche con il plastico. Il ritratto plastico parte da una fotografia, coglie lo spirito del soggetto e lo libera dai condizionamenti della realtà; le linee e i colori esprimono l’anima grazie alle leggi della Gestalt e alla sensibilità dell’artista. Guardando un ritratto plastico non si riconoscono le fattezze, ma si percepiscono le caratteristiche psicologiche. Le regole del ritratto plastico possono essere applicate anche a luoghi e organizzazioni; il ritratto plastico è libertà, perché coglie l’essenza senza alcun vincolo.

La carriera di Karina, seppur giovane, è già ricca: prima mostra a Londra a 24 anni, esposizioni a Venezia nello Spazio Thetis all’Arsenale, Palazzo Zenobio, Fabbrica del Vapore, documentari, collaborazioni con critici come Marco Meneguzzo. Le sue opere sono già passate in asta, con un record di 3.900 euro, e collezionisti che acquistano a scatola chiusa. La mostra veneziana ha registrato il sold out. La prossima personale a Milano presenterà ufficialmente il ritratto plastico come corrente artistica.

Karina Castorani Gosteva è un’artista emergente che merita attenzione. La sua ricerca è rigorosa, la sua poetica è originale, la sua tecnica è matura. In un panorama spesso ripetitivo, il suo lavoro porta una voce nuova: un’arte che non ritrae ciò che si vede, ma ciò che si sente.

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