Tra i capitani d’impresa è in corsa una gara: riuscire a “posare” per uno dei ritratti plastici che Karina Castorani Gosteva (nella foto di apertura) presenterà in settembre in uno dei templi espositivi italiani, lo Spazio Thetis, presso l’Arsenale di Venezia, uno dei luoghi cult della Biennale.
Ma facciamo un salto indietro
Classe 1989, laureata al Naba, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, considerata una delle artiste più innovative della millenials generation, Karina da quasi 15 anni porta avanti la sua ricerca destinata a trasportare le stesse emozioni, concetti e messaggi da un linguaggio figurativo a uno plastico. Cosa significa?
Nella semiotica dell’arte visiva, si distingue tra analisi figurativa e analisi plastica. Nella prima si analizzano le immagini di un’opera d’arte in quanto rappresentazioni del mondo. Si occupa cioè delle cosiddette opere figurative. La semiotica plastica invece studia linee, colori, organizzazioni dello spazio, indipendentemente se queste definiscono o meno una figura.
Per fare un esempio, se si analizza un dipinto che raffigura una strada ricca di curve, la semiotica visiva figurativa riconosce appunto una strada ricca di curve. Quella plastica è indifferente a cosa rappresentino le immagini nella realtà e si concentra su sensazioni, emozioni e messaggi che possono essere suscitati da una linea con andamento sinusoide. Castorani Gosteva parte dalla massima espressione del figurativo, una fotografia e la lavora a livello digitale. Si arriva a un’immagine astratta (per usare un termine forse improprio, ma di uso comune) che mantiene lo spirito della foto. Questa immagine viene poi lavorata a mano diventando un pezzo unico.
Il ritratto plastico: la scelta di Karina Gosteva
Allo Spazio Thetis verrà presentata un’evoluzione del percorso di Karina, che rappresenta anche la nascita di una nuova corrente artistica, appunto il ritratto plastico, di cui può essere definita caposcuola. L’artista Italo russa, valendosi dei principi della Gestalt, di altre scuole della psicologia della percezione e della fisica quantistica, mediate dalla sua sensibilità e creatività d’artista, riesce a comunicare l’anima del soggetto ritratto, anche se l’opera ha ormai perso quasi del tutto una connotazione figurativa.
Il primo esempio di ritratto plastico di Karina è stato “Anna soul”, eseguito nel dicembre del 2024. L’artista è partita da alcune foto della modella (una delle più importanti imprenditrici italiane) e le ha rielaborate al computer, ottenendo un’opera in cui non si riconoscevano più le fattezze fisiche di Anna, ma se ne coglieva l’anima. Allo Spazio Thetis, in settembre, verranno esposti una ventina di ritratti plastici, raccolti in un catalogo, destinato a diventare un cult, pubblicato da Centro diffusione d’arte di Giacomo Mazzoleni, tra le più prestigiose case editrici del settore. È come accennato, sono numerosi i protagonisti della business community che ambirebbero a entrare tra i magninifici 20. Le opere di Karina, per la forte componente di digital art, si presterebbero perfettamente al Nft.
Quando l’arte diventa digitale: la rivoluzione della tokenizzazione
La tokenizzazione sta cambiando il modo in cui l’arte viene posseduta, scambiata e valorizzata. Lo spiega con grande chiarezza Mariano Giovanni Carozzi, fondatore di First Personal Coin. Figura di riferimento nel fintech italiano, con un passato in Banca Sella, Prestiamoci e Tinaba. Tra i primi a interessarsi a Bitcoin e alle tecnologie DLT, Carozzi ha scelto il caso Gosteva come esempio concreto di come il digitale possa trasformare il mercato artistico.
Secondo Carozzi, tokenizzare un’opera significa trasformarla in un asset digitale registrato su blockchain, senza alterare il bene fisico. L’opera resta dov’è, ma viene rappresentata da uno o più token che ne certificano proprietà e autenticità. Questo processo apre la strada a una vera democratizzazione: un’opera può essere suddivisa in quote digitali, permettendo anche ai piccoli risparmiatori di investire in capolavori altrimenti irraggiungibili. La blockchain garantisce tracciabilità e autenticità, riducendo drasticamente il rischio di falsi, mentre la natura digitale dei token rende il mercato molto più liquido rispetto alle tradizionali vendite d’arte. Inoltre, grazie agli smart contract, gli artisti possono ricevere automaticamente royalty su ogni futura rivendita.
(nella foto a fianco da sinistra Mariano Giovanni Carozzi con Francesco Nova Ceo di Anferr, imprenditore cuneese che investe sulla-tokenizzazione delle-opere d’arte)
Un modo per acquistare e rivalutare l’arte contemporanea
Carozzi sottolinea anche il passaggio dal modello P2P, cioè la vendita diretta tra due privati, a un modello più evoluto basato sulle DAO, organizzazioni decentralizzate che gestiscono collettivamente le decisioni tramite blockchain. In questo nuovo ecosistema, la galleria continua a custodire fisicamente le opere, mentre il DAO Manager garantisce qualità, conservazione e gestione del patrimonio artistico. Gli NFT diventano la chiave di accesso alla governance e ai servizi collegati all’opera, trasformando le opere già esistenti in beni culturali tracciati e quelle future in processi creativi condivisi. Come afferma Carozzi, la tokenizzazione non è solo un’innovazione tecnologica, ma un vero cambio di paradigma. Rende l’arte più accessibile, più sicura e più partecipativa.


