Un paio di cose su Torino

Torino non è la mia città benché ci viva da numerosi decenni e vi abbia messo radici, lavoro e famiglia. Non ha mai fatto nulla, lei Torino, perché io divenissi torinese e di questo le sono grato poiché detesterei una città che volesse avermi come fan.

Torino fa finta di non vederti e io pure

Non ti pressa con inviti, occasioni sociali, convenienze e obbligazioni. Insomma, sarebbe la città ideale per chi come me non ama le città. Ma pure con distacco e per un esile ma solido debito di riconoscenza autoproclamato sono preoccupato per lei. Perde popolazione, e questo è un sintomo di grave patologia, non ha più un’industria portante pur coi limiti che aveva.

Ha smarrito la consapevolezza di essere in Piemonte

Ha smarrito la consapevolezza di essere in Piemonte e di avere intorno una plaga virtuosa come la Provincia Granda e altre aree di valore, laghi compresi e montagne incluse. Non si parla neppure più (neanche per snobismo come faceva l’Avvocato) la lingua d’origine e quanto al gutturale linguaggio venuto a prevalere cosa dire.

Il nuovo datore di stipendi non è più la FIAT ma l’INPS

Il nuovo datore di stipendi è sempre un nome di quattro lettere ma non è più FIAT ma INPS e là dove crescevano villaggi periferici pieni di bimbi e di giovani coppie sono soltanto pensionati. C’è il Politecnico, è vero. E ci sono Musei ben guidati. E c’è ancora qualche Leonida che si da da fare ad onta di tutto. Ma il bilancio è preoccupante. Muoiono anche le città, sapete? E io, benché preferirei forse che non si sapesse, a Torino un po’ di bene lo voglio.

Silvio Saffirio

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