RED III: Assotermica chiede una transizione sostenibile

Qui siamo davanti a un passaggio importante, non solo tecnico ma politico ed economico, per tutto il settore edilizio italiano. Il D.Lgs. 5/2026 recepisce in Italia la Direttiva RED III (Direttiva UE 2023/2413), cioè la nuova normativa europea che impone un uso più esteso e strutturale delle fonti di energia rinnovabile (FER) negli edifici. In pratica, l’Europa sta dicendo: se ristrutturi o costruisci, non puoi più ignorare le rinnovabili.

Obblighi non solo per nuovi edifici e ristrutturazioni importanti

Con RED III, il perimetro si allarga: entrano in gioco anche le ristrutturazioni di primo e secondo livello e, in alcuni casi, le ristrutturazioni degli impianti termici. Questo significa che molti interventi che prima potevano limitarsi a migliorare l’involucro (cappotto, serramenti, isolamento) ora dovranno integrare anche tecnologie rinnovabili. E inoltre  ammodernare gli impianti di riscaldamento e raffrescamento.

Il ruolo di Assotermica

Qui entra in scena Assotermica, l’associazione nazionale dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici. È la voce dell’industria che produce caldaie, sistemi ibridi, pompe di calore, componenti per la distribuzione e l’emissione del calore. Assotermica sostiene la direzione europea verso la decarbonizzazione, ma mette dei paletti chiari, La transizione deve essere graduale, tecnologicamente neutrale e sostenuta da strumenti economici che permettano a famiglie e imprese di affrontare investimenti spesso molto pesanti.

La neutralità tecnologica è un punto chiave: non si tratta di imporre una sola soluzione (per esempio la completa elettrificazione), ma di valorizzare un mix di tecnologie rinnovabili. Fotovoltaico, biometano, sistemi ibridi factory-made, soluzioni Hybrid Ready: tutte queste opzioni possono contribuire alla riduzione delle emissioni, soprattutto nel patrimonio edilizio esistente, dove passare tutto all’elettrico è spesso complesso e costoso. Assotermica ricorda anche che le reti elettriche hanno dei limiti. In  Paesi come l’Olanda si stanno già vedendo problemi di congestione e tempi lunghi per nuove connessioni, segnale che la transizione va pianificata con attenzione.

Un altro punto centrale è l’efficienza energetica

Prima ancora di cambiare tutto, è fondamentale ridurre i consumi. La sostituzione dei generatori obsoleti con apparecchi ad alta efficienza predisposti per l’uso di gas rinnovabili, in particolare il biometano (già indicato dal PNIEC come vettore strategico), può dare risultati immediati. Le tecnologie Hybrid Ready, pensate per essere integrate in futuro con pompe di calore, permettono di pianificare la decarbonizzazione per fasi, contenendo gli investimenti iniziali e sfruttando le infrastrutture esistenti.

Chi è coinvolto, concretamente?

Sono coinvolti proprietari di immobili, imprese edili, progettisti, installatori, produttori di tecnologie termiche, banche e istituzioni. Ogni intervento di ristrutturazione rilevante dovrà essere ripensato in chiave rinnovabile: non solo cappotto e infissi, ma anche impianti, sistemi ibridi, fotovoltaico, integrazione con gas rinnovabili. La recente circolare del Ministero dell’Ambiente chiarisce che per “ristrutturazione degli impianti termici” si intendono gli interventi che coinvolgono insieme generatore, distribuzione ed emissione del calore. E in presenza di interventi importanti sull’involucro, come il cappotto, dovrà essere valutata l’integrazione di tecnologie rinnovabili, salvo impossibilità tecnica dimostrata dal progettista.

Assotermica non è nuova a questo ruolo di “regista tecnico” della transizione

Già nel 2011, con il Decreto Romani, l’Italia aveva introdotto obblighi progressivi sull’uso delle rinnovabili negli edifici, anticipando molti altri Paesi europei. E sempre Assotermica ha ideato il primo Conto Termico, poi introdotto nel 2012 e oggi evoluto nel Conto Termico 3.0, uno strumento che ha sostenuto migliaia di interventi di riqualificazione energetica. Oggi, con RED III e con la Direttiva EPBD IV (“Case Green”), l’Italia entra in una fase in cui la riqualificazione degli edifici non è più solo una scelta virtuosa, ma un obbligo strutturale. Assotermica sta lavorando con il Ministero dell’Ambiente per chiarire e semplificare l’applicazione del decreto, con l’obiettivo dichiarato di rendere la transizione realmente sostenibile per cittadini, imprese e filiera industriale.

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