Perchè a Dubai le imprenditrici hanno più successo

Due dubaine, Sheikha Lubna Al Qasimi e Raja Easa Al Gurg sono tra le 100 più potenti di Forbes. E tra le imprenditrici donne anche l’italiana Elena Ferraiulo che ha creato oltre 100 posti di lavoro nel Facility Management.

Da Abu Dhabi, al Qatar, alla più vicina Dubai, non si contano gli esempi di business che hanno reso una fortuna a chi li ha avviati. Dall’immobiliare alle energie rinnovabili, dalle infrastrutture ai servizi finanziari, sono moltissimi i settori in cui le opportunità di guadagno sono pressoché illimitate. “I grandi investitori, come, per esempio i cinesi e gli indiani, stanno puntando su opere infrastrutturali, immobiliari e settori connessi con EXPO 2020, peraltro ancora in una fase di aggiudicazione di molti appalti sostiene Thomas Paoletti, (nella foto di apertura) titolare e managing partner dello Studio Paoletti Legal Consultant con sede a Dubai dove si occupa, assieme a un team di professionisti, di assistere le imprese italiane in materia di investimenti all’estero e in fase di internazionalizzazione in Medio Oriente. Ma l’Emirato di Dubai inizia a distinguersi non solo per i record che l’hanno reso famoso ovunque: il grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa, avveniristico palazzo di 828 metri nel quartiere Downtown a Dubai, dotato, ovviamente dell’ascensore più veloce del mondo (64 km/h), o il centro commerciale più grande del mondo (il Dubai Mall, con una superficie di 350.000 mq), o ancora l’acquario più lungo del mondo (32 metri per 8 di altezza), solo per citarne alcuni.

Secondo Paoletti le donne in particolare stanno contribuendo a cambiare il volto dell’Emirato, grazie alla grande capacità di fondere iniziativa, cultura e doti relazionali. E non solo quelle arabe. A Dubai l’82% dei residenti è straniero, la comunità italiana conta circa 10.000 espatriati e gli esempi imprenditoriali, anche femminili, sono diversi. “Uno fra i tanti? Elena Ferraiulo, imprenditrice italiana che assieme al fratello Marco ed al marito gestisce la Toolltime LLC, società che opera a Dubai nel settore del facility management dal 2006. L’azienda dà lavoro a più di 100 dipendenti, e prosegue in terra araba la tradizione di famiglia avviata dal padre in Italia”, commenta Paoletti.
Oggi Dubai è ricca di iniziative a sostegno delle donne aspiranti imprenditrici. Naturalmente le stesse donne arabe sono state fondamentali nel processo di cambiamento della mentalità e delle ‘abitudini’ imprenditoriali del territorio. Sono ben due le oriunde che compaiono nella classifica di Forbes delle ‘100 donne più potenti del mondo’:

Sheikha Lubna Al Qasimi, Ministro di Stato degli Emirati Arabi Uniti per la Tolleranza, è 43esima nella lista delle donne più potenti del 2016. In precedenza Ministro della Cooperazione e dello Sviluppo internazionale, Sheikha Lubna ha contribuito a portare gli Emirati Arabi Uniti in un periodo di filantropia senza precedenti. È merito suo l’alto numero di contributi ottenuti da diversi enti di beneficenza, in particolare rivolti a centri di assistenza per malati di cancro e per persone affette da autismo. Nel 2004 è stata la prima donna nella storia del paese ad assumere una posizione di gabinetto, come riporta Forbes.
Al secondo posto nel prestigioso elenco c’è Raja Easa Al Gurg, amministratore delegato di Easa Saleh Al Gurg Group di Dubai, azienda che spazia in vari settori economici da quello delle costruzioni, al real estate per arrivare anche a quello del retail in 91esima posizione. Raja Easa Al Gurg si è affermata anche come una figura fondamentale per il sostegno e l’incoraggiamento verso la scelta imprenditoriale per le donne arabe. Al Gurg ha realizzato molto più dell’espansione commerciale del Gruppo Saleh Al Easa Gurg che, anche grazie al suo contributo, ora include 24 aziende e 370 marchi internazionali fra le partnership. È la prima donna degli Emirati a far parte del consiglio di HSBC Bank Middle East Limited ed è anche parte del comitato consultivo di Coutts Bank, la divisione ricchezza della Royal Bank of Scotland. Gioca anche un ruolo attivo in diverse società filantropiche e sociali, tra cui quella di vice presidente dell’Autorità Dubai Healthcare City e presidente del Business Council.

“Per molti l’idea che esistano imprenditrici donne suona come una contraddizione in termini”, sostiene Paoletti. “Eppure negli Emirati Arabi Uniti (EAU), e in particolare nell’emirato più cosmopolita che è la città di Dubai, le donne non vedono se stesse come bisognose di ‘liberazione’ e non si considerano svantaggiate quando si parla di imprenditorialità rispetto alle donne di altre città in Europa o negli Stati Uniti”. Le donne negli Emirati Arabi Uniti possono possedere e guidare una macchina, così come avviare un business, ed è improbabile che si verifichino più discriminazione di genere di quello che potrebbe succedere a New York o Londra.
“Che le opportunità per l’imprenditoria femminile siano tutt’altro che accessibili per le donne negli EAU è un mito antiquato che le donne vorrebbero veder svanire, poiché la realtà dei fatti è che il ruolo della donna è altamente apprezzato. E per valorizzarlo al massimo il 28 agosto si celebra l’Emirati Woman Day. Il tema di quest’anno era dedicato alle donne e all’innovazione”. A favore dell’imprenditoria femminile in genere c’è il supporto della camera di commercio di Dubai . “Dubai è un ambiente molto imprenditoriale. Non importa chi sei fino a quando si è disposti a lavorare duro, credere in se stessi e avere la passione per quello che si fa. Posso confermare che le donne imprenditrici a Dubai godono delle stesse opportunità degli uomini tanto che le donne contribuiscono nel Paese per quasi la metà del settore delle piccole e medie imprese ed il 48% delle donne imprenditrici sono anche socie uniche della loro società’”, conclude Paoletti.

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