700 mila Pmi sono a rischio insolvenza

Per quasi 700.000 Pmi italiane c’è il rischio insolvenza, con un crac, in prospettiva, da oltre 27 miliardi di euro. Per esattezza sono 694.894 le Pmi che, a partire dal 2020, hanno sospeso le rate di prestiti bancari per un importo di 27,1 miliardi. La norma sulle moratorie dei finanziamenti concessi dalle banche era stata introdotta con il decreto legge “Cura Italia” (articolo 56) nel 2020.

Ma all’inizio del 2022 quella misura è scaduta e non è stata rinnovata per evitare una procedura dell’Unione europea per aiuto di Stato illegittimo. Secondo il Centro studi di Unimpresa le norme sui prestiti bancari, tra moratorie e garanzie pubbliche, valgono 247, 6 miliardi di euro. L’aggravarsi della pandemia potrebbe tornare ad acuire la crisi economica. Ne conseguono problemi alle Pmi sul fronte dei rimborsi dei prestiti erogati dagli istituti di credito. Nel prossimo giugno, inoltre, scade la norma sulle garanzie pubbliche per i nuovi finanziamenti. Finora, grazie al paracadute dello Stato, sono stati erogati prestiti garantiti a 2,5 milioni di soggetti per 220,5 miliardi. Ma di questi 22,9 miliardi, erogati a 1,1 milioni di soggetti (Pmi e partite Iva) sono operazioni fino a 30.000 euro. I restanti 197,5 miliardi si riferiscono a crediti di importo superiore, erogati a 1,4 milioni di soggetti (prevalentemente medie imprese).

Pmi in crisi di insolvenza perenne

In totale, le norme sui prestiti bancari valgono 247, 6 miliardi di euro. Di questi poco più di 27 miliardi sono relativi alle moratorie accordata a 694.894 imprese. I 220,5 miliardi, prestiti garantiti dallo Stato, sono così ripartiti: 22,9 , erogati a 1,1 milioni di soggetti (Pmi e partite Iva) con operazioni fino a 30.000 euro. I restanti 197,5 miliardi sono crediti di importo superiore, erogati a 1,4 milioni di soggetti (prevalentemente medie imprese).

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