Voucher: in cinque mesi venduti quasi 57 milioni

56,7 milioni di voucher sono stati utilizzati solo nei primi cinque mesi dell’anno. Il ricorso ai voucher è aumentato grazie agli interventi normativi che hanno ampliato sia le categorie di prestatori di lavoro accessorio sia gli ambiti di attività remunerabili attraverso questo strumento.

I datori di lavoro continuano a fare crescere il volume dei voucher complessivo.  Ne sono stati venduti 56,7 milioni solo nei primi cinque mesi dell’anno complice la riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili, il saldo tra i nuovi contratti a tempo indeterminato e le cessazioni risulta inferiore a quello dell’anno passato. Tra gennaio e maggio 2016, sono stati stipulati 712.007 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni), le cessazioni sono state 629.936, con un saldo positivo di 82.071 unità. L’INPS osserva che il saldo è inferiore rispetto sia a quello dello scorso anno (+379.282 posti stabili nei primi cinque mesi) che del 2014 (+122.188 unità). Nello stesso periodo i voucher sono stati destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi cinque mesi del 2015, pari al 43%. Per quanto in crescita rispetto allo scorso anno, l’aumento dell’utilizzo dei voucher è inferiore all’incremento registrato nello stesso periodo dello scorso anno (+43% contro il +75,2% su base annua).

A COSA SI DEVE QUESTA CRESCITA?

Secondo Confesercenti il ricorso ai voucher – introdotti con la riforma Fornero – da parte delle imprese è dovuto alla debolezza della ripresa e alle incertezze che gravano sulle prospettive della nostra economia – complice anche l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil italiano nel 2016, abbassandole dal +1% al +0,9% – che rendono molto difficile una programmazione a lungo termine dell’attività. L’utilizzo dei voucher è cresciuto molto grazie ai diversi interventi normativi che hanno ampliato sia le categorie di prestatori di lavoro accessorio sia gli ambiti di attività remunerabili tramite i voucher, fino alla liberalizzazione del 2012: secondo l’INPS, nel 2015 i voucher venduti sono stati 115 milioni contro i 15 milioni del 2011.

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