3.300 mld nelle banche italiane. Il peso degli Affluent

La ricchezza italiana nelle banche è di 3.300 miliardi di euro, con il segmento Affluent che detiene oltre la metà di questa ricchezza (1.700 miliardi di euro), pari al Pil del Paese.

La ricchezza del segmento Affluent rappresenta quin di una grande opportunità, non solo per gli operatori e per la clientela, ma per il sistema Paese. In pochi anni questi asset toccheranno quota 2.000 miliardi di euro.

Questo è quello che emerge da Affluent Wealth Management “Last Call”, l’ultima ricerca di Bain sulla clientela bancaria in Italia. La ricerca evidenzia come si preveda una crescita tangibile della ricchezza e del risparmio nei prossimi anni dei clienti Affluent. Prima del 2030 infatti saranno superati i 2.000 miliardi di euro, con una crescita superiore al 2% di CAGR storico.

Daniele Funaro partner Bain & Company

“E’ una grande opportunità, non solo per le banche, ma anche per i risparmiatori e il Paese. Ipotizzando di investire un quarto della liquidità improduttiva della clientela affluent, si potrebbero iniettare risorse per investimenti nel sistema per oltre 150 miliardi di euro. Creando quindi un volano per l’economia (in sinergia con le risorse del PNRR). In dieci anni, questo creerebbe un valore per gli investitori nel tempo pari ad un incremento di ricchezza tra i 30 e i 60 miliardi di euro”.

Ad oggi, i clienti Affluent concentrano quasi il 40% dei propri risparmi (oltre 650 miliardi di euro) presso gli istituti finanziari in forma di liquidità improduttiva. Un valore che rappresenta un costo per le banche e non garantisce rendimento al cliente.

3.300 miliardi sono quasi il doppio del Pil del Paese

“Per accompagnare questa crescita, gli operatori devono investire in particolare su alcune aree: innanzitutto, i customer journey e i servizi di advisory offerti. Garantendo così’ alla clientela un’esperienza ibrida multi-canale costruita intorno al banker ma fortemente digitalizzata”.

Quello della clientela Affluent è un segmento servito principalmente dai player tradizionali, con una fetta di mercato del 65%. Questo trend sta subendo una lenta ma costante evoluzione. Le reti di consulenti finanziari vedono crescere la propria quota di mercato in modo sempre più significativo (circa 1% l’anno), a scapito dei tradizionali. Con un ulteriore aumento previsto nei prossimi anni (>1% di crescita di quota annua) sempre a svantaggio dei player tradizionali.

“Le evidenze dello studio confermano che solo alcuni di questi temi sono indirizzati ed esistono significativi spazi di intervento e di miglioramento su molte di queste dimensioni. Indirizzarle vuol dire generare significativo valore e per tutti gli stakeholder chiave: la banca, il cliente e il sistema”.

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