Parigi mon amour
Intendimoci bene prima di inerpicarci in difficili sentieri mentali. Le attuali manifestazioni che vedono schierati insieme studenti, lavoratori e gilet gialli di Parigi, non hanno legami con le stesse manifestazioni che si sono svolte alla fine degli anni 60 del secolo scorso. Siamo cambiati noi ed è cambiato il contesto sociale e politico.
La rabbia che oggi attraversa la Francia non nasce dalle ultime settimane di proteste, ma da anni di disattenzione politica verso la scuola e verso i giovani. È questa la lettura fatta dall’economista Premio Nobel Philippe Aghion, che individua nell’istruzione pubblica il punto più fragile del sistema francese e la causa profonda di una contestazione che il governo ha colpevolmente sottovalutato.
Macron ha lasciato deteriorare il mondo della scuola
In una intervista rilasciata al Corriere della Sera l’economista spiega come l’esecutivo di Emmanuel Macron ha lasciato deteriorare progressivamente il mondo della scuola senza affrontarne i problemi strutturali. L’alternarsi continuo dei ministri dell’Istruzione avrebbe impedito qualsiasi strategia di lungo periodo, mentre il malcontento cresceva nei licei. Secondo Aghion quando le proteste sono esplose, l’Eliseo avrebbe commesso un secondo errore: interpretarle come una manovra politica invece che come l’espressione di un disagio reale e diffuso.
Nessun confronto con chi protesta
Aghion ritiene che il governo abbia scelto la strada sbagliata fin dall’inizio, privilegiando una risposta di ordine pubblico e ricorrendo rapidamente alle forze dell’ordine anziché aprire un dialogo con gli studenti. A suo giudizio, né Macron né il premier hanno mostrato la disponibilità ad andare nei licei e confrontarsi direttamente con i ragazzi. Una distanza che, secondo il Nobel, richiama altre crisi affrontate negli anni recenti, da quella dei gilet gialli alle proteste contro la riforma delle pensioni, nelle quali il presidente avrebbe mostrato la stessa difficoltà ad ascoltare il malcontento sociale prima che degenerasse.
Pur condannando le violenze che hanno accompagnato alcune manifestazioni, Aghion considera fondate molte delle rivendicazioni avanzate dagli studenti. Le denunce sugli insegnanti assenti e mai sostituiti, sugli edifici scolastici degradati e sulle crescenti difficoltà psicologiche degli adolescenti descrivono, a suo avviso, una realtà che la politica ha preferito ignorare troppo a lungo. La priorità avrebbe dovuto essere quella di rafforzare la scuola pubblica, valorizzando i docenti con stipendi più alti e una migliore formazione, riducendo il numero di alunni per classe e investendo sulle competenze fondamentali come lettura e matematica.
Un sistema eccessivamente complesso e poco trasparente
In questa prospettiva, anche Parcoursup, la piattaforma digitale che regola l’accesso all’università, rappresenta per Aghion il simbolo di un approccio burocratico e distante dai bisogni reali degli studenti. Il sistema viene giudicato eccessivamente complesso e poco trasparente, il risultato di una politica più attenta agli annunci che all’efficacia delle riforme. Secondo il Nobel, la Francia dovrebbe guardare con maggiore umiltà alle esperienze positive sviluppate in altri Paesi europei invece di continuare a cercare soluzioni sempre più elaborate ma poco funzionali.
Il carovita alimenta la tensione sociale
In questo caso Aghion individua le cause principali nelle turbolenze geopolitiche internazionali e nell’aumento dei costi energetici, fattori che vanno oltre le responsabilità dirette del governo francese. Tuttavia, riconosce che la perdita di potere d’acquisto rappresenta un problema comune a gran parte dell’Europa e contribuisce a creare un clima di crescente frustrazione.
Guardando ai prossimi mesi, l’economista teme che la situazione politica possa ulteriormente complicarsi. L’approvazione della legge di bilancio sarà un passaggio decisivo e molto dipenderà dagli equilibri parlamentari. Un’eventuale caduta del governo rischierebbe di aggravare la fragilità finanziaria del Paese, con un aumento dei costi del debito e la prospettiva di misure correttive sempre più pesanti.
Nessuna esplosione sociale nasce all’improvviso
Il messaggio finale di Aghion è che nessuna esplosione sociale nasce all’improvviso. Quando una società smette di ascoltare una parte dei propri cittadini, soprattutto i più giovani, la rabbia si accumula lentamente fino a diventare impossibile da ignorare. Per la Francia, sostiene, quel momento sembra essere arrivato.
A Milano… un’altra storia
Nata come una protesta contro il caro carburante, i salari bassi e la riduzione dei servizi, la manifestazione di Milano si è trasformata in poche ore in una delle più violente guerriglie urbane viste negli ultimi anni in città. A differenza di altre iniziative analoghe organizzate nelle settimane precedenti e rimaste quasi deserte, il corteo milanese ha richiamato centinaia di giovani, molti dei quali giovanissimi e senza precedenti esperienze di militanza politica.
Hinterland e province hanno preso il controllo della protesta
Dopo i primi scontri con le forze dell’ordine, il passaparola sui social ha attirato altri gruppi provenienti dall’hinterland e da diverse province lombarde. Ragazzi a volto coperto, armati di fumogeni e bombe carta, hanno preso il controllo della protesta, utilizzando arredi urbani, recinzioni e sanpietrini contro la polizia. Tra loro anche molti appartenenti alla cosiddetta galassia dei “maranza” e giovani di seconda generazione, accomunati più da un sentimento di rabbia e frustrazione che da un’organizzazione politica strutturata.
L’assenza di leader
I social network, in particolare TikTok, hanno avuto un ruolo decisivo sia nel mobilitare nuovi partecipanti sia nel diffondere immagini e video degli scontri, spesso ispirati ai disordini esplosi nei giorni precedenti in Francia. I collettivi studenteschi presenti nelle prime fasi della manifestazione si sono rapidamente dissociati, denunciando la deriva violenta che ha trasformato una protesta sociale in una vera e propria guerriglia urbana. Il tratto distintivo della giornata è stato proprio l’assenza di leader, simboli politici riconoscibili e rivendicazioni organizzate: a emergere è stata soprattutto una rabbia diffusa, alimentata dal disagio economico e amplificata dalla capacità dei social di mobilitare in tempo reale centinaia di giovani.
Victor Hugo, l’autore del XIX secolo dei Les Misérables classico della Rivoluzione francese proclamò: ” Si vous n’êtes pas content, manifestez, criez, hurlez, mais ne subissez pas “. (Se non sei contento, protesta, grida, urla, ma non arrenderti e non cedere.)