La Turchia torna al centro dell’attenzione delle imprese italiane, e non per caso. La Country Presentation Turchia organizzata da Unioncamere, Invest in Türkiye e SIMEST ha mostrato con grande chiarezza ciò che molti imprenditori stanno già intuendo. Per una PMI che vuole crescere, diversificare e aprirsi a nuovi mercati, la Turchia è oggi uno dei partner più strategici.
Non solo per la posizione geografica – quel crocevia unico tra Europa, Asia e Medio Oriente – ma per la struttura industriale, la complementarità con il sistema produttivo italiano e la capacità di offrire partnership concrete, non semplici relazioni commerciali.
Un mercato dinamico
Per una PMI, investire o fare business in Turchia significa accedere a un mercato dinamico, giovane, industrializzato, con filiere produttive che dialogano naturalmente con quelle italiane. Macchinari, componentistica, chimica, metalli, tessile, automotive: sono settori in cui l’Italia esporta, ma anche settori in cui può costruire cooperazione industriale, produzione condivisa, hub logistici e piattaforme per raggiungere mercati più ampi.
È un vantaggio competitivo che pochi altri Paesi offrono con la stessa immediatezza.
La Turchia è un mercato che “capisce” le PMI italiane
La presenza di due Camere di Commercio italiane – a Istanbul e Smirne – con oltre 1.200 associati, una rete di servizi camerali dedicati e strumenti finanziari messi a disposizione da SIMEST, SACE e CDP rende l’ingresso nel Paese più semplice, più sicuro e più strutturato.
Non si tratta solo di esportare, ma di costruire partnership, aprire sedi commerciali, creare joint venture, sviluppare filiere integrate. È questo il messaggio che Unioncamere ha voluto trasmettere: la Turchia non è un mercato “da provare”, ma un mercato “da costruire”.
I numeri confermano questa relazione solida e in crescita. Nel 2025 l’export italiano verso la Turchia ha raggiunto 13,7 miliardi di euro, con la Lombardia protagonista assoluta. E le previsioni per il triennio 2026–2028 indicano un interscambio in aumento, con un saldo commerciale favorevole all’Italia.
Per una PMI significa una cosa molto semplice: c’è domanda, c’è spazio, c’è reciprocità industriale.
Dati previsionali invariati
Anno | Export ITA TUR | Import ITA ← TUR | Interscambio | Saldo commerciale
2026 | 13.811.031,71 | 12.611.191,62 | 26.422.223,33 | 1.199.840,09
2027 | 13.719.631,71 | 12.979.605,07 | 26.699.236,78 | 740.026,64
2028 | 14.423.792,69 | 13.415.056,98 | 27.838.849,67 | 1.008.735,71
Forecast Interscambio Italia–Turchia (2026–2028) – Valori in migliaia di euro (000 EUR)
La Turchia è anche un Paese che guarda all’Italia come a un partner privilegiato. Lo ha ricordato la Camera di Commercio italiana a Istanbul: non è una relazione commerciale, è una relazione industriale. Le filiere si integrano, le competenze si completano, gli investimenti generano valore su entrambi i lati.
Per una PMI italiana significa poter contare su un ecosistema che riconosce la qualità del Made in Italy e che offre condizioni favorevoli per produrre, distribuire e crescere.
Il vero punto, come ha sottolineato Promos Italia, è trasformare il dialogo istituzionale in collaborazioni operative. Non basta esportare: bisogna cooperare, condividere know‑how, costruire filiere miste, presidiare il mercato con continuità. E la Turchia, oggi, è uno dei pochi Paesi che permette di farlo con rapidità, costi competitivi e un accesso privilegiato a mercati più ampi.
Per le PMI italiane, quindi, la domanda non è più “perché andare in Turchia?”, ma “quanto velocemente possiamo iniziare?”. Chi saprà muoversi ora, con il supporto del Sistema Italia e degli strumenti messi a disposizione, potrà costruire un vantaggio competitivo che durerà negli anni.

