La riforma del Testo Unico della Finanza rappresenta uno dei passaggi più significativi del percorso avviato con la Legge Capitali. Un tentativo ambizioso di modernizzare il mercato finanziario italiano e di renderlo più competitivo, più trasparente e più allineato agli standard europei. Il TUF è la grande architettura normativa che regola la vita delle società quotate, degli intermediari, degli investitori e delle autorità di vigilanza. Ogni modifica al suo interno ha effetti immediati su un ecosistema complesso e delicato. È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Assirevi. L’associazione che riunisce le principali società di revisione legale italiane, chiamata in audizione alla Camera per valutare il nuovo impianto sanzionatorio proposto dal Governo.
Le nuove norme sanzionatorie introdotte nel TUF non si applicano automaticamente ai revisori
Assirevi riconosce il valore del lavoro svolto dal legislatore e apprezza l’intenzione di rendere più efficiente il sistema dei controlli. Ma c’è un ma. Mette in luce una criticità che rischia di compromettere l’efficacia complessiva della riforma. Il problema nasce dal mancato coordinamento tra il TUF e il decreto legislativo 39 del 2010, che disciplina la revisione legale. Le nuove norme sanzionatorie introdotte nel TUF, infatti, non si applicano automaticamente ai revisori, perché le loro sanzioni continuano a derivare dal decreto del 2010. Pur essendo i procedimenti regolati dal TUF stesso. Si crea così una sorta di cortocircuito normativo: due soggetti che seguono lo stesso procedimento sanzionatorio non hanno accesso agli stessi strumenti di definizione anticipata o di coordinamento tra autorità. Una disparità che, secondo Assirevi, rischia di generare un sistema a due velocità.
Il caso più evidente riguarda l’istituto dell’applicazione concordata delle sanzioni amministrative, introdotto per favorire una chiusura più rapida dei procedimenti attraverso un accordo tra l’autorità e il soggetto sanzionato. Nella sua formulazione attuale, questo strumento non sarebbe utilizzabile dalle società di revisione, che resterebbero escluse da una possibilità concessa invece ad altri soggetti vigilati. Lo stesso vale per le norme che coordinano i procedimenti sanzionatori tra Consob e Banca d’Italia, pensate per evitare duplicazioni e garantire proporzionalità: anche in questo caso, i revisori restano fuori dal perimetro applicativo.
Bisogna introdurre meccanismi alternativi
Assirevi osserva inoltre che l’applicazione concordata, così come concepita, non rappresenta una vera negoziazione, perché si traduce comunque in una sanzione che non può essere inferiore al minimo di legge. E inoltre produce effetti come precedente. In altri ordinamenti, come Germania, Belgio o Stati Uniti, esistono strumenti più flessibili e realmente orientati alla composizione consensuale delle controversie. Per questo l’associazione chiede di introdurre meccanismi alternativi che consentano una definizione più efficace e meno penalizzante dei procedimenti.
Un giudizio più positivo arriva invece sull’istituto degli impegni, che resta applicabile anche ai revisori e che non prevede più la fase di consultazione pubblica. Assirevi chiede però che venga chiarito il suo ruolo: non solo uno strumento per rimuovere effetti già prodotti, ma anche un mezzo per prevenire il ripetersi delle violazioni e per generare benefici concreti per il mercato. Sarebbe utile, secondo l’associazione, permetterne l’attivazione anche prima della contestazione formale, così da evitare l’avvio stesso del procedimento sanzionatorio.
Un altro tema delicato riguarda le garanzie procedurali
Il rito accelerato previsto per l’opposizione alle sanzioni rischia di comprimere il diritto di difesa su materie tecniche e complesse come quelle della revisione legale. Assirevi invita quindi a rivedere la disciplina per assicurare tempi congrui e un contraddittorio effettivo. Infine, pur apprezzando il superamento dell’automatismo nelle sanzioni interdittive accessorie, l’associazione segnala l’incertezza sulla loro immediata esecutività. Nel caso dei revisori, un’interdizione applicata prima della conclusione del giudizio potrebbe produrre effetti irreversibili, come la sostituzione del responsabile dell’incarico, vanificando di fatto le garanzie del ricorso.
Il presidente Gianmario Crescentino sintetizza così la posizione dell’associazione: la riforma del TUF è un passo importante, ma per esprimere tutto il suo potenziale deve garantire coerenza tra le diverse fonti normative e un’applicazione uniforme delle nuove disposizioni anche al settore della revisione legale. Assirevi si dice pronta a collaborare con il legislatore e con il Governo, mettendo a disposizione competenze tecniche e l’esperienza operativa delle sue associate, affinché il nuovo impianto normativo sia davvero efficace, equilibrato e capace di rafforzare il mercato dei capitali italiano.

