Slow Fiber porta la moda sostenibile al centro dell’ONU

Parlare oggi di moda sostenibile significa guardare molto oltre ciò che indossiamo. Significa interrogarsi sull’origine delle fibre, sulla qualità dei materiali, sulla durata dei prodotti, sui processi produttivi, sul consumo di risorse. E sulle condizioni dei lavoratori e sull’impatto che ogni fase della filiera esercita sull’ambiente e sulle comunità. È un tema complesso, che richiede competenze tecniche, visione industriale e una cultura del fare bene. Ed è proprio questo il cuore dell’appuntamento internazionale che il 5 giugno 2026, nel World Environment Day,. Un evento che vedrà protagonista Slow Fiber all’interno del webinar “Slow Fiber: the ethical side of fashion beyond aesthetics”, organizzato da UNECE Environment and Forests Division in collaborazione con la United Nations Alliance for Sustainable Fashion.

Slow Fiber protagonista dell’evento

L’incontro rappresenta un momento di grande rilevanza per il settore tessile globale. Slow Fiber porterà al tavolo delle Nazioni Unite il modello italiano di filiera responsabile. Un ecosistema di imprese che hanno scelto di unire tracciabilità, qualità, responsabilità e durabilità in un’unica visione etica. È un approccio che supera la retorica della sostenibilità come etichetta e la trasforma in cultura industriale concreta, misurabile e verificabile.

Il keynote speech sarà affidato a Dario Casalini, fondatore e presidente di Slow Fiber, autore del libro “Vestire buono, pulito e giusto”. Sarà lui a raccontare come una filiera tessile possa creare valore rispettando persone, territori e risorse, e come la qualità e la durabilità dei prodotti siano elementi centrali della transizione ecologica. Casalini offrirà una prospettiva italiana su come le “slow fibers” possano anche contribuire agli obiettivi climatici globali, riportando al centro la responsabilità lungo tutta la catena del valore. Un intervento che assume un significato più profondo a pochi giorni dalla scomparsa di Carlin Petrini, sostenitore convinto di Slow Fiber e della necessità di una moda più etica e meno votata alla sovrapproduzione.

La moda deve rallentare…

Il webinar riunirà rappresentanti di organismi ONU impegnati su materiali innovativi, circolarità, tracciabilità ed equità. Tra questi WIPO, FAO, il Segretariato delle Convenzioni di Basilea, Rotterdam e Stoccolma, UNCCD e UNECE. Un dialogo che unisce competenze tecniche e visione politica, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione del settore verso modelli più responsabili. Come ha ricordato Paola Deda, Direttrice della Divisione Ambiente UNECE, la moda deve rallentare. Ma non basta migliorare i materiali, serve ripensare l’intero sistema attraverso la lente dei diritti umani, della salute e della responsabilità ambientale.

Per comprendere la portata di questo appuntamento è utile quindi ricordare chi sono i protagonisti. La United Nations Alliance for Sustainable Fashion è un’iniziativa nata nel 2019. Obiettivo: coordinare gli sforzi delle agenzie ONU nel rendere la moda globale più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Lavora per ridurre l’impatto del settore, promuovere filiere trasparenti e sostenere politiche industriali più responsabili.

Slow Fiber è una rete italiana nata nel 2022 dall’incontro tra Slow Food e 16 aziende virtuose della filiera tessile. Riunisce 38 imprese della moda e dell’arredamento impegnate a costruire un futuro diverso dall’attuale iperproduzione e iperconsumo. Il suo tratto distintivo è un sistema di KPI validati da revisori esterni, che misurano l’adesione ai valori fondanti: buono, sano, pulito, giusto e durevole. Una garanzia di trasparenza e solidità etica che rende Slow Fiber un modello unico nel panorama internazionale.

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