Una settantina delle sue opere sono attualmente esposte in cinque diverse sedi espositive. Quattro nella sua terra natia, il Friuli Venezia Giulia e una a Milano ospite dello spazio Alea Showroom. Stiamo parlando del maestro Alberto Pasqual, classe 1965, cresciuto nella bottega di famiglia, dove fin da bambino ha respirato l’odore del ferro scaldato e battuto.
Udine, Pordenone, Sacile e Milano
A Udine fino al 13 aprile è possibile contemplare alcune sue opere nella Stamperia d’arte Albicocco mentre a Pordenone, capitale italiana per la cultura nel 2027, sono state organizzate due diverse mostre. La prima Materie Vive – fino al 16 maggio – presso la Galleria d’Arte Giovanni Santin, la seconda dedicata a Benedetto XVI è stata allestita al Museo Diocesano d’Arte Sacra visitabile fino al 12 aprile. Ma non basta. Pasqual è un artista che non si fa mancare nulla. Fino al 13 aprile, infatti, espone anche a Palazzo Ragazzoni di Sacile suo paese natale. E per finire questa breve carrellata dal 10 aprile al 31 maggio a Milano in contemporanea con le manifestazioni Art Week e Design Week, si potranno ammirare alcune sue opere nello showroom Alea.
Silloge la sintesi di un percorso
Quest’ultima esposizione, dedicata al critico d’arte Alessandra Santin prematuramente scomparsa, ha come titolo Silloge dal greco syllogḗ (raccolta). Si tratta di una sintesi della testimonianza artistica, fatta di studio e ricerca, del Maestro Pasqual. Come molti estimatori sanno i materiali preferiti da questo artista sono l’acciaio, il ferro, il plexiglass, la carta e il polietilene, che Pasqual utilizza nel processo lavorativo e creativo, per realizzare sculture e dipinti che offrono e presentano un valore poetico unico. Come scrive nella presentazione la curatrice della mostra meneghina, Giovanna Carlot “la manualità, la consapevolezza e la maestria all’uso del cannello, dell’artista Alberto Pasqual, combinano un linguaggio che è una magica contrapposizione tra mito e modernità“.
I visitatori potranno ammirare alcune opere . più recenti dell’artista friulano come: i Tondi in ferro, gli Archivi in ferro e carta, il Carborundum in grafica realizzata dalla Stamperia d’arte Albicocco. E ancora il Plexiglass in sinuose e altezzose opere cristalline e il Polietilene Espanso in forme che nella loro leggerezza mantengono la pesantezza dell’acciaio in un rigore logico. “I materiali sono i protagonisti di installazioni che per peso e leggerezza formano un equilibrio instabile di lettura e creazione poetica“. descrive Carlot.
“Ho voluto raggruppare alcuni materiale con cui lavoro, come il ferro, i policarbonati fusi, le carte arruginite, bruciate, sporcate sul pavimento della bottega“, dice Pasqual. “Fino al polietilene espanso che nella mia ricerca rappresenta una novità. L’elemento comune delle mie opere è il fuoco con cui brucio lacero incollo. Il fuoco lega da sempre tutto il mio percorso creativo. Amo deformare la materia come si fa con il vetro, per poi essere lavorato a mano“.
Chi è Alberto Pasqual, artista speciale
Nasce nel 1965 e cresce nella bottega di famiglia, respirando fin da bambino l’odore del ferro scaldato e battuto. Pur diplomato perito meccanico nel 1985, la sua vera scuola è sempre stata l’officina del padre che faceva il fabbro. Un luogo duro, isolato, quasi iniziatico, dove il fuoco diventa maestro e la materia un interlocutore esigente. Da ragazzo avrebbe voluto frequentare il liceo artistico, ma la vita lo porta prima al mestiere di fabbro. È lì, però, che la sua passione per l’arte trova un varco. Pasqual è uno che osserva, studia, visita musei e gallerie, e lentamente trasforma la bottega in un laboratorio creativo, dotandosi di sei magli e di attrezzature che gli permettono di modellare il ferro come un vero scultore.
Pasqual e la sua grande manualità
Nel tempo sperimenta creta, gesso, ceramica, bronzo, cemento, ma il ferro resta il suo materiale prediletto: duro, resistente, crudele e affascinante. Pasqual lo affronta come un corpo vivo, in un “combattimento” che lascia tracce: bruciature, colature, solchi che diventano linguaggio. Il fuoco intenerisce ciò che sembra indomabile e apre alla forma. Le sue opere oscillano tra figurazione e astrazione, tra tridimensionalità e superfici da parete in ferro, policarbonati e cementi. Non quadri, ma sculture appese, sospese tra materia e segno. Il disegno è la prima scintilla: schizzi a matita o china ripetuti anche quaranta volte, embrioni che anticipano la scultura.
La sua carriera è costellata di opere pubbliche e monumentali
Nel 2006 vince, con gli architetti Biz e Broggio, il concorso nazionale per il monumento a Marco Pantani sul Mortirolo. Nel 2015 realizza la targa commemorativa dedicata a Pier Paolo Pasolini. Firma numerosi interventi nel territorio veneto-friulano. Il monumento ai caduti della Polizia di Stato inaugurato dal prefetto Gabrielli a Cusano di Zoppola; il crocifisso di sette metri sul Castello di Polcenigo; “Eterotopia”, i celebri fili d’erba d’acciaio in centro a Pordenone; “Concetto”, scultura di 4,5 metri in Piazza XX Settembre; il monumento “Ricordo” dedicato ai caduti delle guerre mondiali. Le sue opere nascono spesso da committenze pubbliche, ma anche da aziende, imprenditori e collezionisti che desiderano legare arte e identità. Giardini privati, sedi aziendali, parcheggi, golf club. Pasqual vede in queste collaborazioni un modo per elevare la cultura d’impresa e dare un valore simbolico agli spazi.
Fori, slabbrature e memorie geologiche nella sua arte
Il territorio friulano lo ispira profondamente con le sue montagne, il Carso, le erosioni, le forre. Le sue sculture portano i segni di questa terra aspra: lacerazioni, fori, slabbrature che evocano fenomeni naturali e memorie geologiche. La sua ricerca, pur simbolica e informale, mantiene sempre un legame con la figura umana e con una drammaticità che affiora nei tagli e nelle ferite del metallo. Oggi Pasqual guarda avanti con tre nuovi progetti monumentali in fase di definizione e con una produzione parallela di opere grafiche e scultoree per interni. Il suo desiderio rimane quello di creare un dialogo intimo tra materia e osservatore: offrire il ferro allo sguardo e lasciare che sia l’arte, come sempre, a parlare per lui.



