Nel 2025 il rapporto tra cittadini e sistema sanitario italiano ha mostrato segnali sempre più critici. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, i tempi medi di attesa nel pubblico hanno raggiunto gli 87 giorni — 91 nel Sud. Mentre nella sanità privata si scende a 18 giorni. Un divario che spinge sempre più persone verso strutture a pagamento. Nell’ultimo anno circa 26 milioni di italiani hanno scelto la sanità privata, mentre 13,6 milioni hanno rinunciato ad almeno una prestazione.
Sanità: attese interminabili e liste chiuse
Le differenze tra aree mediche sono marcate. Per una visita oculistica nel pubblico servono in media 116 giorni, per una dermatologica 118. Nel privato, rispettivamente, 15 e 25 giorni. A complicare il quadro, il fenomeno delle “liste d’attesa chiuse”: quasi 7 italiani su 10 si sono sentiti dire almeno una volta che non era possibile prenotare.
Costi del privato e coperture assicurative
Se il privato garantisce tempi rapidi, i costi restano elevati. La spesa media per una prestazione è di 325 euro, con punte oltre i 700 euro per l’odontoiatria e circa 102 euro per gli esami del sangue. Solo il 23% degli italiani ha potuto contare su una polizza sanitaria, con forti differenze territoriali: 28,9% al Nord, 25% al Centro, appena 15% al Sud.
Prestiti per curarsi
Per sostenere le spese mediche, 1,7 milioni di italiani hanno richiesto un prestito. L’osservatorio Facile.it – Prestiti.it stima che nel 2025 siano stati erogati 1,4 miliardi di euro solo in finanziamenti personali destinati alla salute, cifra che cresce includendo prestiti finalizzati e aiuti da familiari. Negli ultimi dieci anni le richieste di prestiti sanitari sono aumentate del 17%, mentre l’importo medio richiesto è sceso da 8.000 a circa 5.800 euro. Un segno che oggi si finanziano spese più frequenti: cure odontoiatriche, diagnostica, visite specialistiche.
Chi rinuncia alle cure
Il dato più allarmante riguarda chi ha rinunciato a curarsi: 13,6 milioni di persone nel 2025. Le rinunce riguardano soprattutto visite specialistiche (80%), esami diagnostici (52%) e perfino interventi chirurgici (16%). Le motivazioni principali sono i tempi di attesa (63%) e i costi del privato (62%). Il fenomeno è più diffuso nel Centro-Sud (36%) rispetto al Nord (29%).
Una sanità in migrazione
A completare il quadro, la migrazione sanitaria: 2,6 milioni di italiani hanno cambiato regione per ricevere cure. Le destinazioni più attrattive sono state Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia.

