RSA, una sentenza cambia gli equilibri e chiama in causa le Regioni

Il tema delle rette RSA è da anni uno dei nodi più delicati del sistema sociosanitario italiano. Le famiglie che assistono persone con Alzheimer o demenze gravi si trovano spesso a sostenere costi elevatissimi – tra 1.900 e 3.000 euro al mese. I percorsi assistenziali possono superare i 70.000 euro complessivi. Una spesa che, secondo la giurisprudenza più recente, non dovrebbe gravare interamente sui cittadini quando la componente sanitaria è prevalente. Negli ultimi anni, infatti, la Cassazione e diverse Corti d’Appello hanno stabilito che, nei casi di grave non autosufficienza, le prestazioni rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza. Per questo devono essere finanziate dal Servizio Sanitario Nazionale.

La novità arriva ora dalla sentenza n. 7943/2026 del Tribunale di Roma . La sentenza introduce un elemento destinato a cambiare il contenzioso: per la prima volta viene condannata direttamente una Regione, nel caso specifico la Regione Lazio. Non più solo ASL o strutture, ma l’ente che governa, programma e finanzia il sistema sanitario regionale. È un passaggio che ridefinisce il perimetro delle responsabilità e apre scenari nuovi per migliaia di famiglie.

RSA: come gestire le cure per la demenza senile

Secondo l’analisi di Consulcesi & Partners, la sentenza chiarisce tre aspetti fondamentali. Il primo riguarda la responsabilità diretta della Regione, che diventa parte del rapporto giuridico e può essere chiamata in giudizio. Il secondo è il principio di inscindibilità delle prestazioni: nei casi di Alzheimer e demenze gravi, la componente sanitaria e quella socioassistenziale non possono essere separate ai fini del riparto dei costi. Il terzo è la prescrizione decennale, perché le somme versate vengono qualificate come indebito oggettivo, ampliando il periodo in cui le famiglie possono chiedere il rimborso.

Per il contenzioso in corso, questo significa tre cose. Più soggetti convenibili in giudizio, posizioni rafforzate nei confronti di ASL e strutture, possibilità di recuperare somme versate anche molti anni prima. È un cambio di prospettiva che potrebbe incidere sulla gestione delle RSA e sulla sostenibilità dei LEA, soprattutto in regioni con sistemi sotto pressione come il Lazio.

Il contesto demografico rende il quadro ancora più urgente

In Italia le persone affette da demenza sono oltre 1,43 milioni, destinate a diventare 2,2 milioni entro il 2050. Le RSA rappresentano un presidio essenziale, ma anche un costo insostenibile per molte famiglie. La sentenza del Tribunale di Roma si inserisce in un orientamento giurisprudenziale più favorevole ai cittadini e potrebbe spingere le Regioni a rivedere programmazione, finanziamenti e modelli di presa in carico.

Per il Lazio, la decisione rappresenta un punto di svolta. Essere chiamati direttamente in causa significa assumersi la responsabilità piena del sistema sociosanitario, non solo sul piano organizzativo ma anche economico. È un segnale forte che potrebbe avere ripercussioni su bilanci, politiche regionali e gestione delle RSA. E, soprattutto, apre la strada a un nuovo equilibrio tra diritto alla cura e sostenibilità del sistema, in cui le famiglie non siano più lasciate sole a sostenere costi che la legge considera sanitari.

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