L’European Carbon Farming Summit 2026 è arrivato quest’anno in Italia con un peso diverso rispetto alle edizioni precedenti. Non più solo un luogo di confronto, ma il punto in cui l’agricoltura europea prende atto che la transizione climatica non è più un orizzonte, bensì un obbligo regolatorio. Il Summit, ospitato al Padova Congress Centre, ha riunito centinaia di imprese, agricoltori, ricercatori, investitori e policy maker. E si conferma come il principale appuntamento europeo dedicato al carbon farming, alla salute del suolo e alla finanza climatica.
L’edizione 2026 ha avuto un filo conduttore molto chiaro: con l’entrata in vigore di CSRD, EUDR e SBTi‑FLAG, le aziende non possono più limitarsi a dichiarare impegni climatici. Devono dimostrare, con dati primari certificati, la riduzione delle emissioni lungo l’intera filiera agricola. È un cambio di paradigma che riguarda soprattutto il settore agroalimentare, dove fino al 90–95% delle emissioni nasce nei campi, non negli stabilimenti industriali.
Per Radica mancano gli strumenti per generare dati ambientali verificabili
In questo scenario, la presenza di Radica al Summit ha attirato l’attenzione di molti operatori. L’azienda pugliese, nata dall’evoluzione di Alberami, è stata invitata come uno dei casi più avanzati nella costruzione di un’infrastruttura mediterranea per il carbon farming. Il CEO Francesco Musardo, tra i keynote speaker dell’evento, ha presentato una piattaforma che affronta uno dei problemi più profondi dell’agricoltura del Sud Europa. Ovvero la mancanza di strumenti per generare dati ambientali verificabili su larga scala.
Musardo ha spiegato come Radica stia costruendo ciò che finora è mancato. Un sistema capace di digitalizzare le aziende agricole, raccogliere dati georeferenziati, integrarli con modelli biofisici del suolo e trasformarli in crediti di carbonio certificati. E inoltre in strumenti di decarbonizzazione per le filiere agroalimentari. Un’infrastruttura che permette alle imprese di dimostrare la riduzione delle emissioni e agli agricoltori di accedere ai mercati volontari del carbonio.
Radica concentra il proprio lavoro sulle colture legnose – oliveti, agrumeti, frutteti, vite – che nel Mediterraneo hanno un potenziale di sequestro del carbonio 4 volte superiore rispetto alle colture cerealicole del Nord Europa. È un approccio che valorizza la specificità agricola del Sud Europa, che risponde a una domanda crescente. Secondo le stime discusse al Summit, il mercato europeo del carbon farming potrebbe raggiungere 2,3 miliardi di euro entro il 2030. Mentre la richiesta di crediti agricoli ad alta integrità supera l’offerta di circa dieci volte.
La piattaforma di Radica, che oggi coinvolge oltre 20.000 ettari e 650 agricoltori tra Italia e Spagna, utilizza sistemi avanzati di Measurement, Reporting & Verification (MRV). Sistemi basati su dati satellitari, mappe catastali, modelli del suolo e rilievi agronomici. I crediti generati sono verificati da terze parti indipendenti e registrati presso l’International Carbon Registry (ICR v6.0), garantendo trasparenza e tracciabilità.
Musardo: mancano infrastrutture digitali e finanziarie
Durante il suo intervento, Musardo ha sottolineato come la sfida del Mediterraneo non sia il potenziale agronomico – che è altissimo. Ma la mancanza di infrastrutture digitali e finanziarie in grado di trasformare quel potenziale in dati certificati. «La sostenibilità non è più una scelta strategica: è l’infrastruttura su cui si reggeranno le filiere agroalimentari del futuro. Radica nasce per costruire questa infrastruttura: trasformiamo i dati agricoli in asset finanziari e colleghiamo il lavoro degli agricoltori ai mercati globali del carbonio».
Il Summit 2026 ha mostrato chiaramente che la transizione agricola europea passerà dai dati, dalla capacità di misurare il carbonio nel suolo e dalla possibilità di trasformare la sostenibilità in valore economico. In questo nuovo scenario, Radica si è presentata come uno degli attori più avanzati nel costruire un modello mediterraneo di carbon farming. Un attore capace di unire agricoltura, tecnologia e finanza climatica.

