Quando la Storia si ripete: dall’arresto di Carlo I all’ex principe Andrea (rilasciato)

L’ultima volta che un membro della famiglia reale britannica finì in manette, il Regno Unito non esisteva ancora. Era il 1647, Scozia e Inghilterra erano due Stati distinti e sul trono sedeva Carlo I Stuart. Un sovrano convinto che il potere gli fosse stato consegnato direttamente da Dio. Non proprio il tipo da accettare consigli dal Parlamento. Il suo arresto avvenne in piena guerra civile, dopo anni di tensioni, scontri istituzionali e decisioni politiche che avevano esasperato il Paese. Carlo I aveva sciolto il Parlamento, governato da assolutista per undici anni, tentato di imporre la sua volontà agli scozzesi e perso rovinosamente la battaglia di Naseby. Quando cercò rifugio proprio presso gli scozzesi, questi lo consegnarono ai nemici inglesi. Era il 3 gennaio 1647: il re d’Inghilterra finiva prigioniero.

Il resto è storia

Un tentativo di fuga, una nuova sconfitta, un processo senza precedenti e la decapitazione nel 1649. L’Inghilterra diventò una repubblica sotto Oliver Cromwell, salvo poi restaurare la monarchia nel 1660 con Carlo II, figlio del sovrano giustiziato. Da allora sono passati quasi quattro secoli, durante i quali la monarchia ha perso potere, l’impero è sorto e tramontato, la democrazia si è affermata, il Regno Unito è entrato e uscito dall’Unione Europea. Ma una cosa non era mai più accaduta: un arresto che coinvolgesse direttamente un membro della famiglia reale.

È per questo che la vicenda odierna (l’arresto di Andrea e il suo rilascio in serata) – pur diversissima per contesto, gravità e implicazioni – risuona così forte nell’immaginario collettivo. Non siamo in una rivoluzione, non c’è un re sul banco degli imputati e la monarchia dei Windsor non rischia certo di fare la fine degli Stuart. Ma l’episodio rappresenta comunque un colpo simbolico a un’istituzione che, pur avendo perso quasi tutto il potere politico, conserva un enorme peso culturale e mediatico. La storia di Carlo I ci ricorda quanto possa essere fragile il prestigio di una dinastia quando la fiducia pubblica vacilla. Oggi, ovviamente, nessuno immagina un ritorno alla repubblica cromwelliana. Ma la domanda finale resta sospesa, come un’eco lontana del Seicento: quanto può resistere una monarchia quando la sua immagine viene scossa?

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