La proposta della nuova Politica agricola comune per il periodo 2028-2034 rischia di avere effetti molto pesanti sull’agricoltura toscana. Sono state ridotte le risorse disponibili e aumentata l’incertezza. A lanciare l’allarme è Carlo Bartolini Baldelli, presidente di Confagricoltura Toscana. E’ intervenuto alla conferenza stampa dedicata alle ricadute della riforma, insieme al vicepresidente Luca Giannozzi e al direttore Gianluca Cavicchioli.
Secondo Bartolini Baldelli, mentre il bilancio complessivo dell’Unione europea crescerebbe da 1.200 a quasi 2.000 miliardi di euro. Mentre il budget destinato alla Pac scenderebbe da 378 a circa 294 miliardi. Un taglio superiore al 20%. A livello nazionale significherebbe circa 7 miliardi in meno nel settennato, quasi un miliardo l’anno. Per la Toscana, che intercetta una quota rilevante delle risorse Pac, la perdita potrebbe tradursi in decine di milioni di euro all’anno.
Bartolini Baldelli presidente Confagricoltura Toscana
La regione conta oltre 60 mila aziende agricole, molte delle quali operano in aree collinari e montane e producono beni ad alto valore aggiunto. “Qui la Pac è una componente essenziale del reddito. Una riduzione strutturale delle risorse metterebbe in difficoltà soprattutto le imprese professionali, quelle che investono, esportano e mantengono vivi territori complessi”.
Si punta a un Piano Unico Nazionale
Tra gli aspetti più critici della riforma, Confagricoltura Toscana evidenzia l’introduzione di un Piano Unico Nazionale che accorperà fondi oggi distinti, come Feaga, Feasr e altri strumenti europei. Una scelta che rischia di accentuare la rinazionalizzazione della Pac e di ridurre il ruolo delle Regioni, limitando la capacità di intervento su territori con caratteristiche specifiche come quelli toscani. Particolarmente preoccupante è anche la scomparsa dello sviluppo rurale come ambito autonomo. “In Toscana ha sostenuto investimenti, insediamento dei giovani, innovazione e servizi nelle aree interne. Senza risorse dedicate, il rischio è un rallentamento degli investimenti e l’abbandono delle zone più fragili”, avverte Bartolini Baldelli.
Sul fronte dei pagamenti diretti, la riforma elimina i titoli storici. Introduce un sostegno per ettaro basato sul reddito, con un tetto massimo di 100 mila euro e una riduzione progressiva già da 20 mila euro. Un’impostazione che potrebbe penalizzare le aziende più strutturate, fondamentali per il valore aggiunto agricolo regionale. Preoccupazioni emergono anche per le Ocm, strumenti cruciali per comparti strategici come vino e olio, pilastri dell’export agroalimentare toscano. L’assenza di risorse prefissate potrebbe generare instabilità e mettere in concorrenza filiere oggi complementari.
Confagricoltura Toscana accoglie con prudenza le ipotesi di risorse aggiuntive annunciate dalla Commissione europea e dal Governo italiano. Fino a 45 miliardi a livello Ue e circa 10 miliardi potenzialmente destinabili all’Italia – ma sottolinea che si tratta di fondi non garantiti. “La Pac non può diventare una variabile di compensazione per accordi commerciali come il Mercosur. Serve una politica agricola realmente comune, con fondi certi, tutela del reddito e un chiaro orientamento alla competitività. Solo così potremo garantire un futuro alle imprese agricole toscane”. Ha concluso conclude Bartolini Baldelli.

