Il divario tra i dazi applicati dagli Usa alle importazioni dalla Cina rispetto a quelle provenienti dall’UE rende cruciale per i produttori italiani prestare attenzione all’ origine doganale delle proprie merci. Alla corretta determinazione del country of origini di ciò che si vuole esportare. Un utilizzo non strategico di componenti o parti di provenienza cinese può infatti comportare la riclassificazione doganale del prodotto da “Italia” a “Cina”. Con conseguenze economiche gravissime.
I dazi USA sulle importazioni dall’Europa si attestano al 15%, mentre quelli sui prodotti cinesi – in vigore dal 2018 ai sensi della Section 301 tariffs – sono del 50%. A partire dal 1° novembre 2025, è previsto un incremento del 34%, con la possibilità di un aumento fino al 100% per alcune categorie merceologiche.
Secondo ExportUSA, l’impatto economico per un produttore italiano colpito da una riclassificazione sarebbe catastrofico. La dogana americana applica il principio della substantial transformation per stabilire il Paese d’origine doganale. Non esiste un criterio unico e automatico, ma una valutazione caso per caso, basata sulla struttura e complessità del processo produttivo.
Quando un prodotto italiano contiene componenti di origine cinese, la dogana USA analizza se le lavorazioni svolte in Italia siano “significative o complesse” oppure “minimali o semplici”. Solo nel primo caso si potrà mantenere l’origine italiana.
I principali criteri valutati dalla dogana USA
Numero e varietà dei componenti assemblati.
Complessità e durata del processo produttivo.
Livello di competenza tecnica richiesta.
Risorse impiegate nella progettazione e sviluppo.
Grado di innovazione e valore aggiunto generato.
Non è quindi il solo valore dei componenti cinesi a determinare l’origine doganale, ma l’insieme del processo industriale.
Lucio Miranda, presidente di ExportUSA
“Un eventuale country of origin diverso da Italia o Europa – in particolare Cina – espone i produttori italiani a un aumento esponenziale dei costi doganali e al rischio di perdita di competitività sul mercato statunitense. Diventa strategico strutturare correttamente la propria catena produttiva e documentare con precisione ogni fase del processo, per dimostrare alla dogana USA la reale trasformazione sostanziale dei beni.”
Miranda sottolinea inoltre che il prezzo della componente cinese non è il fattore determinante. È uno dei tanti elementi, ma non quello decisivo. E aggiunge: “Il semplice assemblaggio non equivale mai a substantial transformation. In questo contesto, le aziende italiane devono adottare un approccio consapevole e strategico, per preservare l’origine doganale italiana e tutelare la propria competitività sui mercati internazionali.
Le regole per i dazi generalisti (attenzione, si parla di 15% flat e non di 15%)
· dove i dazi erano già superiori al 15% – ad esempio per le calzature che, prima del 2 aprile, vedevano dazi che variano in percentuale tra il 25–35% – resta invariata l’aliquota più alta;
· dove erano inferiori o nulli, scatta ora il 15% fisso.
Oltre i dazi generalisti, arrivano i dazi speciali. Al di là dei dazi generalisti, il nuovo regime introduce anche una serie di dazi speciali.
· acciaio, alluminio e rame: se parliamo di prodotti primari (esempio lingotti, rulli, barre, bramme) il dazio è del 50% sul valore del prodotto.
· prodotti derivativi (ad esempio coltelli, pentole, macchinari, arredo…): il dazio sarà del 50% sul valore del metallo e del 15% sul resto del prodotto.
Farmaceutico, automotive e vino. Il dazio USA sulla maggior parte dei prodotti farmaceutici importati dall’Europa è zero. In base ai capitoli 3003 e 3004 dell’HTSUS (Harmonized Tariff Schedule of the United States), molti prodotti farmaceutici finiti (ad esempio in compresse, capsule o soluzioni pronte) rientrano nello schema dei Pharmaceutical Products elencati nell’Accordo Farmaceutico (Pharmaceutical Agreement) dell’OMC, che gli Stati Uniti applicano: ciò comporta un dazio USA pari allo 0%. Tuttavia, alcune materie prime farmaceutiche e alcuni prodotti chimici intermedi utilizzati nella produzione di prodotti farmaceutici (capitolo 29 dell’HTSUS) possono essere soggetti ad un dazio USA se non inclusi nell’elenco Pharmaceutical Appendix.
Per l’importazione della maggior parte di prodotti automotive di origine UE, gli Stati Uniti applicano un dazio con l’aliquota più alta tra il dazio MFN e un’aliquota forfettaria del 15%.
Quindi
· Autovetture: 15% (il dazio USA storico era 2,5%).
· Light trucks / pickup / furgoni merci: 25% il cosiddetto dazio “chicken tax” rimane prevalente perché il dazio USA storico era superiore al 15%.
· Autobus: 15% (Dazio USA 2% < 15%, quindi si applica un dazio del 15%).
· Gran parte dei ricambi auto e componenti auto (motori, cambi, ecc.): dazio USA del 15% (MFN tipicamente 2,5%, quindi prevale il 15%).
Vino: dazio pari al 15%
Dazi antidumping e countervailing duties: questo è il caso dei materassi, ad esempio. I materassi italiani che vengono esportati negli USA sono colpiti da un dazio antidumping del 257,06%, mentre la pasta è soggetta a dazi compensativi che variano a seconda del produttore.





