Il marmo italiano si conferma protagonista sui mercati internazionali, con un export in crescita del 5,8% nel 2024 e un valore complessivo che supera i 2,1 miliardi di euro. L’Italia rafforza la propria posizione nel mercato lapideo accanto a Cina, India e Turchia, mantenendo la seconda posizione mondiale per valore delle esportazioni.
Marta Bonati, Country Manager di Ebury Italia
“La filiera del marmo, che va dall’estrazione in cava alla trasformazione in prodotti finiti ad alto valore aggiunto, coinvolge oltre 3.200 aziende e 33.800 addetti“. I distretti produttivi più rilevanti si concentrano in Toscana (Massa Carrara, Lucca, La Spezia), Veneto (Verona e Vicenza), Lombardia (Brescia) e Sicilia (Custonaci). Generano un valore di produzione di circa 540 milioni di euro.
Secondo il Centro Studi Confindustria MARMOMACCHINE, nel 2024 l’export italiano ha raggiunto 2.178,5 milioni di euro, con l’80% del valore generato dai lavorati e semilavorati. Mentre i grezzi hanno registrato una crescita del 10,7%. La Cina si conferma primo acquirente dei blocchi estratti in Italia (+27%). I lavorati hanno visto un rallentamento in Germania e Svizzera, compensato dalla crescita in Francia (+9,5%), Stati Uniti (+14%). E soprattutto Arabia Saudita (+37,2%), dove la pietra italiana è impiegata in grandi progetti architettonici.
Italia vs Turchia: una sfida globale
“La Turchia, con un export di 696 milioni di dollari nel 2023, è oggi il primo esportatore mondiale di marmo, travertino e alabastro. La sua competitività è alimentata da prezzi più bassi, tecnologie italiane importate e una posizione logistica strategica. Il paradosso è evidente: il know-how italiano ha contribuito a ridurre il divario qualitativo con i principali Paesi europei“. Prosegue Marta Bonatti.
Nel mercato statunitense, principale sbocco per il marmo italiano, le vendite hanno raggiunto 541,9 milioni di euro, con una crescita del 14%. A livello globale, l’Italia è quarta per volume (2,07 milioni di tonnellate) ma seconda per valore (2,2 miliardi di dollari), grazie a un prezzo medio di 101 dollari/m², il più alto al mondo.
Le sfide del settore lapideo
Nonostante i risultati positivi, il settore deve affrontare due criticità principali:
Emergenza energetica e aumento dei costi di produzione e importazione
Instabilità geopolitica nei mercati extra-UE
La risposta passa attraverso una duplice strategia
Digitalizzazione avanzata: ICT nei macchinari, manutenzione predittiva, strumenti 3D per le cave
Sostenibilità ambientale: recupero degli scarti lapidei e delle acque di processo, in linea con i principi dell’economia circolare
Rischi valutari e internazionalizzazione
La forte esposizione verso mercati con valute diverse – dagli Stati Uniti all’Arabia Saudita, dalla Cina all’Europa – espone le imprese italiane a volatilità valutaria che può erodere i margini di profitto. Per le PMI, spesso prive di strumenti strutturati di copertura, diventa strategico adottare soluzioni finanziarie cross-border e strategie di hedging, al pari della competitività di prodotto e dell’innovazione. In un mercato globale sempre più complesso, il futuro del marmo italiano dipenderà dalla capacità delle imprese di conciliare eccellenza qualitativa, innovazione tecnologica e gestione dei rischi finanziari.




