Logistica in affanno: il settore corre, il capitale umano no

La logistica italiana vive una contraddizione che oggi è impossibile ignorare. E’ un settore in crescita, sempre più strategico per l’economia nazionale, ma soffre una carenza strutturale di capitale umano che rischia di frenare la sua evoluzione. Il divario è ormai certificato. Mancano 60mila figure professionali, un vuoto che si allarga mentre il comparto si trasforma, si digitalizza e assume un ruolo centrale nelle filiere produttive globali.

Nella logistica mancano 60mila figure professionali

Negli ultimi quindici anni la logistica conto terzi ha cambiato pelle. Nel 2009 generava 71,2 miliardi di euro; oggi ha raggiunto 111,2 miliardi, con un’incidenza sul mercato salita dal 36,4% al 43,3%. Meno aziende, più grandi, più integrate, più tecnologiche. Piattaforme digitali, sistemi di simulazione, strumenti di analisi predittiva e soluzioni di intelligenza artificiale hanno permesso di aumentare la produttività e di gestire flussi sempre più complessi. Ma la tecnologia, da sola, non basta: senza persone qualificate, la macchina logistica si inceppa.

Il problema non riguarda solo l’Italia

Secondo il MHI Annual Industry Report, il 90% delle organizzazioni globali della supply chain dichiara di subire gli effetti negativi della carenza di manodopera. È un fenomeno sistemico, che si intreccia con l’aumento dei costi operativi. Dal 2009 il denaro è cresciuto del +116%, l’energia elettrica del +46%, la manodopera del +16%, mentre la redditività media del settore resta ferma al 6%. In questo scenario, come sottolinea Azimut Holding, diventa essenziale monitorare utili e consumi per navigare un mercato sempre più incerto.

La risposta, però, non può essere solo quantitativa. La logistica ha bisogno di nuove competenze, non solo di nuove persone. E qui entra in gioco l’intelligenza artificiale. Non come sostituto, ma come moltiplicatore di valore, come ricorda Andrea Franceschelli di Due Torri Spa. L’IA permette di liberare gli operatori dalle attività ripetitive, di ridurre gli errori, di aumentare la velocità decisionale e di concentrare il capitale umano su funzioni a maggior valore aggiunto.

I dati confermano questa direzione: il 62% degli HR e il 65% dei lavoratori riconoscono l’impatto positivo dell’IA nel ridurre carichi di lavoro. Il 53% delle aziende ha già superato la fase sperimentale implementandola su larga scala; il 48% dei leader globali la considera un fattore di trasformazione radicale. Nei prossimi tre anni, il grado di adozione dell’IA nella logistica crescerà fino al 44%, con un potenziamento delle capacità dei lavoratori stimato al +24%.

La sfida, dunque, non è scegliere tra uomo e tecnologia, ma costruire un modello “human in the loop”, dove l’innovazione amplifica il valore delle persone e non lo sostituisce. È il messaggio emerso anche durante INNOVALAB 2026, l’evento organizzato da Due Torri all’Aeroporto Marconi di Bologna: solo la sinergia tra capitale umano e sistemi intelligenti può trasformare la crisi attuale in un vantaggio competitivo duraturo.

La logistica italiana ha davanti a sé un bivio: continuare a crescere nonostante la carenza di personale, oppure crescere grazie a un nuovo equilibrio tra competenze, tecnologia e visione strategica. La seconda strada è l’unica che può garantire un futuro resiliente e di valore all’intero settore.

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