La vicenda Ferretti entra in una fase decisiva. KKCG Maritime interviene per chiarire l’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale e condizionata lanciata il 2 marzo 2026 su 52.132.861 azioni Ferretti. Il 15,4% del capitale sociale. Un’operazione che, nelle intenzioni di KKCG, mira a introdurre un nuovo azionista rilevante capace di riequilibrare la governance del gruppo e contribuire alla sua crescita industriale.
Il 2 aprile, Ferretti ha pubblicato un aggiornamento del proprio comunicato, corredato dal parere di Altus Capital Limited, esprimendo una valutazione negativa sull’offerta. È a questo documento che KKCG Maritime replica con fermezza, contestando sia il merito delle conclusioni sia il processo con cui sono state formulate.
L’antefatto: un’OPA che divide il board Ferretti
Fin dall’inizio, l’offerta KKCG ha generato una forte spaccatura all’interno del CdA di Ferretti. Gli amministratori nominati da Ferretti International Holdings (FIH) hanno espresso un giudizio negativo sull’operazione. Invece Piero Ferrari, Presidente Onorario, e Stefano Domenicali, amministratore indipendente non esecutivo, hanno manifestato un dissenso netto. Un dissenso rispetto alle conclusioni di Altus e dei rappresentanti FIH.
Ferrari, in particolare, ha dichiarato l’ intenzione di aderire all’offerta con l’intera partecipazione detenuta, pari al 4,63% del capitale, definendo il prezzo proposto “interessante e competitivo”. Anche l’ad Alberto Galassi si è astenuto per la seconda volta, ritenendo opportuno mantenere una posizione neutrale. Questa divisione interna, secondo KKCG, dimostra che la governance di Ferretti è già oggi caratterizzata da una forte influenza degli amministratori. Espressione di FIH, e che l’ingresso di un nuovo azionista rilevante contribuirebbe a riequilibrare la struttura proprietaria.
Le contestazioni di KKCG: metodo, imparzialità e valutazioni economiche
KKCG Maritime contesta innanzitutto l’imparzialità del processo decisionale che ha portato alle raccomandazioni del Consiglio e del Comitato Indipendente. Le decisioni, sostiene, sono state prese grazie ai voti determinanti degli amministratori nominati da FIH, che ricoprono anche ruoli dirigenziali nel gruppo Weichai. E che quindi avrebbero un interesse diretto nell’esito dell’operazione.
Sul piano economico, KKCG ritiene che il parere Altus non abbia adeguatamente considerato il premio significativo offerto.
3,90 euro per azione (cum dividend).
+35,1% rispetto al prezzo dell’11 dicembre 2025.
+2,7% rispetto al prezzo del 25 marzo 2026.
Altus stesso riconosce che la liquidità del titolo Ferretti è “generalmente bassa” e che la possibilità di vendere sul mercato è limitata. Soprattutto per gli azionisti con partecipazioni rilevanti. Nonostante ciò, il parere suggerisce che gli azionisti possano liquidare le proprie posizioni sul mercato, una posizione che KKCG definisce incoerente.
Le intenzioni di KKCG: trasparenza, governance e creazione di valore
KKCG respinge l’idea che l’offerta sia ostile o finalizzata a ottenere un controllo occulto. L’operazione è parziale e non modifica gli equilibri di controllo: anche in caso di adesione totale, KKCG resterebbe un azionista minoritario rispetto a FIH.
L’obiettivo dichiarato è diverso
introdurre un nuovo azionista rilevante per rafforzare la governance.
aumentare la responsabilità del Consiglio verso tutti gli azionisti.
favorire una maggiore collaborazione tra board e management.
accelerare la crescita del gruppo, sia organica sia tramite acquisizioni.
KKCG ricorda di essere stato anchor investor nell’IPO di Ferretti. E di aver progressivamente aumentato la propria partecipazione senza mai ottenere un rappresentante nel Consiglio, nonostante richieste formali.
Una proposta che resta invariata
KKCG conferma che il prezzo di 3,90 euro per azione non sarà aumentato, come previsto dalle regole dell’HK Takeovers Code. Il periodo di adesione si chiuderà il 13 aprile 2026, con regolamento previsto per il 20 aprile.
La società ribadisce che l’offerta è equa, trasparente e vantaggiosa, soprattutto per gli azionisti di minoranza, e che rappresenta un’opportunità concreta di valorizzazione in un contesto di mercato incerto e caratterizzato da scarsa liquidità del titolo.

