Hangzhou, hub digitali sede di Alibaba, è il nuovo snodo strategico della cooperazione economica tra Italia e Cina. Tre le direttrici chiave annunciate: l’istituzione delle Zone di Cooperazione Speciale Italia–Cina, la Global Digital Trade Expo 2026. E inoltre il lancio della Smart Civil Protection Alliance, programma internazionale dedicato alla prevenzione e gestione “smart” delle catastrofi naturali e alla resilienza urbana.
ICLA per interloquire con la Cina
A coordinare il posizionamento italiano è la Italy-China Link Association (ICLA), da dieci anni interlocutore del Governo cinese per i programmi di cooperazione bilaterale. “Stiamo costruendo un ecosistema condiviso di innovazione, sicurezza e crescita sostenibile”.. Ha detto Maria Moreni, presidente di ICLA e co-presidente BRLC. “Il plauso di esperti internazionali e l’adesione di Alibaba confermano che la ‘Via Digitale della Seta’, lanciata nel 2024, è sulla rotta giusta, in espansione in tutti i continenti”. Hangzhou è una delle 15 città pilota individuate dal Governo cinese per lo sviluppo di ambienti di consumo internazionalizzati, con finanziamenti pubblici dedicati a quartieri commerciali, servizi di fascia alta ed esperienze rivolte ai visitatori stranieri.
Il roadshow in Italia
L’annuncio è stato presentato in un roadshow istituzionale che ha toccato Milano, Brescia, Roncade e Venezia, con oltre 150 rappresentanti del mondo imprenditoriale, accademico e istituzionale.
Global Digital Trade Expo 2026
ICLA è stata individuata come coordinatrice italiana della partecipazione alla Global Digital Trade Expo 2026, in programma a Hangzhou dal 23 al 27 settembre 2026. L’edizione punterà per la prima volta su economia femminile, imprenditoria giovanile e progetti scientifico-tecnologici. Il MIMIT, tramite il Comitato Unico di Garanzia, ha annunciato il sostegno alla partecipazione delle imprese italiane guidate da donne e giovani.
Al via Smart Civil Protection Alliance
Il tour ha visto anche il lancio della Smart Civil Protection Alliance, progetto sviluppato da EticMedia e promosso attraverso la piattaforma BRLC. L’iniziativa mira a creare una cooperazione internazionale su prevenzione dei disastri naturali, resilienza urbana e tutela dei beni culturali, con sede operativa a Hangzhou. “Unire eccellenza tecnologica e sicurezza dei cittadini in una partnership Italia-Cina crea un modello replicabile di grande valore per la comunità globale”. Ha dichiarato il professor Giovanni Di Cola, già dirigente di quattro agenzie ONU.
Accordi e cultura. La Cina resta vicina
Il roadshow ha prodotto risultati concreti. LABA Brescia ha avviato programmi educativi con istituzioni artistiche di Hangzhou; H-FARM ha formalizzato la propria adesione alla BRLC; a Venezia è stato firmato un accordo per portare a Hangzhou nel 2026 una ricostruzione storica del Carnevale di Venezia.
La Via della Seta andata e ritorno
L’Italia ha avuto un rapporto particolare con la Belt and Road Initiative (BRI), la cosiddetta “Via della Seta” cinese. Nel 2019 fu l’unico Paese del G7 a firmare un Memorandum of Understanding con Pechino, con l’obiettivo di rafforzare scambi e progetti infrastrutturali, includendo porti strategici e rotte eurasiatiche. L’accordo prevedeva anche collaborazioni su startup, e-commerce, beni culturali e protocolli per l’export agroalimentare. La scelta suscitò allora un ampio dibattito internazionale. Dopo quattro anni, nel dicembre 2023, l’Italia ha deciso di uscire formalmente dall’intesa, comunicando la disdetta a Pechino ed evitando il rinnovo automatico. Una mossa strategica, motivata dall’esigenza di allinearsi alle posizioni di USA e UE, e dalla valutazione che i benefici non compensassero i rischi geopolitici e commerciali.
Gli accordi in vigore con la Cina
L’uscita dalla cornice generale della BRI non ha però interrotto i rapporti economici con la Cina, che restano significativi. L’interscambio commerciale continua a valere miliardi di euro e si fonda su accordi bilaterali specifici. Nel 2024 è stato firmato un accordo fiscale per eliminare la doppia imposizione e prevenire l’evasione. Sono attivi protocolli per l’export di prodotti agroalimentari italiani come carne suina, agrumi e nocciole. E inoltre sono stati siglati accordi culturali per la restituzione di reperti archeologici. L’Italia, quindi, ha scelto di separare la collaborazione economica dalla cornice strategica della BRI. Ha abbandonato l’iniziativa globale, ma continua a coltivare relazioni bilaterali con la Cina, mantenendo aperti i canali commerciali e culturali in un quadro più mirato e pragmatico.





