Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più delicati e strategici dell’intero sistema energetico mondiale. Attraverso questo corridoio marittimo, largo circa 33 chilometri tra Iran e Oman nel Golfo Persico, transitano ogni giorno tra i 17 e i 18 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% della domanda globale. Si tratta inoltre di una rotta fondamentale anche per il gas naturale liquefatto (GNL). Oltre un quarto delle esportazioni mondiali di GNL, in particolare quelle provenienti dal Qatar, attraversa questo passaggio prima di raggiungere i mercati internazionali.
L’importanza di questo stretto è tornata al centro dell’attenzione internazionale con l’escalation delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele. Escalaton che ha riacceso i timori per la sicurezza delle rotte energetiche del Golfo. Un eventuale blocco, anche solo parziale, del traffico marittimo di Hormuz ha conseguenze immediate sui mercati energetici globali. Speculazione a parte il blocco parziale sta provocando un’impennata dei prezzi del petrolio, del gas e dei carburanti.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, lo Stretto di Hormuz costituisce un vero e proprio “collo di bottiglia” energetico globale. Attraverso questo passaggio transitano infatti le esportazioni petrolifere di alcuni tra i maggiori produttori mondiali. Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iran. Gran parte di questi flussi è diretta verso i mercati asiatici, ma quote significative raggiungono anche Europa e Stati Uniti.
L’instabilità geopolitica ha già avuto effetti visibili sui mercati
Dopo l’inizio della crisi, il petrolio Brent — il principale benchmark internazionale — è passato da valori attorno agli 80 dollari al barile a livelli superiori ai 95 dollari, con picchi oltre i 100 dollari nei momenti di maggiore tensione. Anche il mercato del gas naturale europeo ha registrato forti oscillazioni. Sulla piattaforma TTF di Amsterdam i prezzi sono saliti da circa 30 euro per megawattora a livelli prossimi ai 45-50 euro nelle fasi più acute della crisi.
Le tensioni sui mercati si sono riflesse anche sui prezzi dei carburanti
In Italia la benzina ha superato in media 1,95 euro al litro. Mentre il diesel si è avvicinato a quota 1,90 euro al litro, con aumenti compresi tra 10 e 15 centesimi rispetto ai livelli registrati all’inizio dell’anno. Una dinamica alimentata non solo dall’andamento delle quotazioni internazionali del greggio, ma anche dall’incertezza sulle forniture energetiche globali. E inoltre dall’aumento dei costi assicurativi e logistici per le navi che attraversano l’area.
Il rischio principale non riguarda soltanto un’eventuale chiusura totale dello stretto
Anche un aumento delle tensioni militari, attacchi alle petroliere o restrizioni alla navigazione possono rallentare i flussi energetici e aumentare i costi di trasporto. Già in passato, durante momenti di forte tensione nella regione, il semplice aumento del rischio geopolitico ha determinato rialzi significativi dei prezzi dell’energia. La crisi evidenzia quanto il sistema energetico globale resti fortemente dipendente da pochi passaggi geografici estremamente sensibili. Oltre a Hormuz, altri snodi cruciali sono il Canale di Suez, il Bab el-Mandeb e lo Stretto di Malacca, attraverso i quali transitano grandi quantità di energia e merci.
Per l’Europa, già colpita negli ultimi anni dalla riduzione delle forniture energetiche russe, la situazione rappresenta un ulteriore campanello d’allarme. La sicurezza delle rotte energetiche del Golfo Persico resta infatti una condizione fondamentale per la stabilità dei mercati e per l’approvvigionamento energetico del continente. In questo scenario diventa sempre più centrale accelerare la diversificazione delle fonti di energia. Oltre che rafforzare le infrastrutture di approvvigionamento — come rigassificatori e corridoi energetici alternativi — e investire nella transizione verso fonti rinnovabili. Senza queste strategie, le economie europee continueranno a essere fortemente esposte agli shock geopolitici che attraversano il Medio Oriente. Oltre che alle tensioni che interessano uno dei principali snodi energetici del pianeta.

