L’Italia sta vivendo una fase decisiva nella transizione ecologica e nella crescita della cleantech e della blue economy, due settori che stanno diventando centrali per l’economia mondiale. La nuova ricerca del Blue Economy Monitor di SDA Bocconi, promossa da Intesa Sanpaolo, mostra un ecosistema giovane, dinamico e in forte espansione. Un comparto composto da 485 start‑up innovative impegnate nella sostenibilità ambientale. È un numero che rappresenta il 4% dell’intero panorama nazionale, ma soprattutto racconta un Paese che sta iniziando a trasformare idee e tecnologie in imprese capaci di generare valore.
Startup del cleantech
La maggior parte di queste realtà opera nel cleantech. Cioè nelle tecnologie che riducono l’impatto ambientale: energie rinnovabili, idrogeno verde, sistemi di accumulo, soluzioni digitali per l’efficienza energetica, intelligenza artificiale applicata alla sostenibilità. Una parte più piccola, ma strategica, lavora nella blue economy, l’economia del mare, che include biotecnologie marine, acquacoltura avanzata, energie rinnovabili offshore e innovazione nella mobilità marittima.
Il quadro che emerge è quello di un ecosistema molto diversificato, che spazia dall’energia al digitale, dall’economia circolare all’agritech, dai materiali avanzati alla chimica verde. L’Italia può contare su una base industriale solida, su 200 incubatori e acceleratori e su competenze tecniche diffuse, elementi che rappresentano un vantaggio competitivo importante.
Il vero nodo, però, è la crescita dimensionale
Le start‑up italiane sono innovative, ma spesso troppo piccole per competere su scala globale. La ricerca sottolinea che servono più capitali, più fondi dedicati, più venture capital e corporate venture capital. Oltre a un accesso più semplice ai finanziamenti europei. È necessario anche investire in internazionalizzazione, perché senza una presenza stabile all’estero è difficile trasformare una buona idea in un’impresa globale.
Accanto ai capitali, emerge un altro fattore decisivo: le competenze. La transizione verde e blu richiede figure professionali nuove, formazione continua, capacità di lavorare su tecnologie complesse. E inotre che sappiano leggere i cambiamenti dei mercati internazionali. Per questo Intesa Sanpaolo insiste sul ruolo dell’educazione e dei programmi formativi, fondamentali per preparare le nuove generazioni.
Mediterraneo opportunità unica per l’Italia
La posizione geografica, la tradizione marittima e la specializzazione industriale in settori come energia, acqua e materiali rendono il Paese un potenziale protagonista della blue economy. Ma per cogliere questa occasione serve una strategia chiara, capace di unire imprese, università, istituzioni e investitori.
La ricerca presentata alla Venice Climate Week va in questa direzione. Mostra le potenzialità, indica le priorità e suggerisce un percorso per trasformare un ecosistema vivace in un sistema industriale competitivo.
Come ha spiegato Francesco Perrini, direttore del Blue Economy Monitor, l’Italia ha “tutti gli ingredienti” per diventare un leader europeo della transizione verde e blu. La sfida è far crescere le start‑up, accompagnarle verso il mercato globale e creare un ambiente in cui innovazione, capitale umano e investimenti possano lavorare insieme.
Intesa Sanpaolo conferma il ruolo di motore di questo cambiamento, costruendo un ecosistema in cui la sostenibilità non è solo un obiettivo, ma una leva di competitività per il futuro del Paese.
Nella foto Elisa Zambito Marsala responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo.




