Nel pieno delle tensioni geopolitiche tra USA e Iran, che stanno mettendo sotto stress mercati energetici, rotte commerciali e catene di approvvigionamento, Intesa Sanpaolo sceglie di esporsi con chiarezza. Sceglie di sostenere le PMI italiane. Lo ha spiegato Giovanni Foresti, Responsabile Regional Research della banca. Foresti è intervenuto al Festival Treviso Città Impresa, dove ha delineato uno scenario complesso ma non privo di margini di manovra.
Secondo Foresti, se il conflitto dovesse attenuarsi entro metà maggio e lo Stretto di Hormuz tornasse gradualmente operativo, l’Italia potrebbe registrare un’inflazione attorno al 3,8%, superiore alla media europea. Un livello che inevitabilmente riduce il potere d’acquisto delle famiglie e rallenta consumi e investimenti. Inoltre avremmo una crescita del PIL stimata allo 0,4%. Una previsione che potrebbe migliorare solo in caso di una distensione più rapida della crisi.
Per Intesa il nodo centrale resta l’energia
L’Italia, ricorda Foresti, ha una dipendenza energetica del 74%, molto più alta della media UE. Questo rende il Paese più vulnerabile agli shock internazionali e agli effetti domino che il conflitto sta generando. Alcuni settori – come oil & gas, componentistica e filiere legate all’economia circolare e alle rinnovabili – potrebbero trarne vantaggio. Ma molti altri rischiano contraccolpi significativi, soprattutto quelli più energivori o maggiormente esposti ai mercati mediorientali.
Le imprese italiane, infatti, esportano verso l’area circa il 3,3% del totale, una quota in crescita fino a poche settimane fa. E dal Medio Oriente non arrivano solo petrolio e gas, ma anche alluminio, fertilizzanti e chimica di base: elementi essenziali per molte filiere produttive. È qui che Intesa Sanpaolo individua le priorità per il sistema produttivo: diversificare i mercati, ripensare i processi commerciali e investire con decisione in innovazione e capitale umano.
Foresti insiste su un punto cruciale: l’innovazione tecnologica – dall’automazione all’intelligenza artificiale – non può funzionare senza competenze adeguate. Le PMI italiane stanno investendo, ma la formazione resta un nodo nazionale da sciogliere. Senza talenti, senza capacità di brevettare e senza una strategia di lungo periodo, la competitività rischia di indebolirsi proprio nel momento in cui servirebbe più forza.
Il ragionamento si allarga poi all’Europa
Per Foresti, l’UE deve fare la sua parte rilanciando investimenti comuni in autonomia strategica, sicurezza energetica e innovazione. Ogni anno, ricorda, circa 500 miliardi di euro di risparmi europei finiscono negli Stati Uniti, finanziando tecnologie e imprese americane. Trattenere queste risorse significherebbe rafforzare l’economia continentale e ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici.
In questo scenario complesso, Intesa Sanpaolo si presenta come un attore che non si limita a osservare, ma che vuole accompagnare le imprese italiane nella gestione della crisi. Con analisi, strumenti finanziari, supporto all’innovazione e una visione chiara: aiutare il tessuto produttivo a restare competitivo anche in un mondo attraversato da tensioni globali.

