Il ministro Foti alla Lucart: l’economia circolare della carta accelera col Pnrr

Nel cuore del distretto cartario lucchese è stata presentato il rapporto Nomisma dedicato ai benefici economici, ambientali e territoriali dei “progetti faro” co-finanziati dal Pnrr. L’incontro, organizzato da Comieco nello stabilimento Lucart di Diecimo, ha visto la partecipazione del ministro al Pnrr Tommaso Foti.

Per Foti, quello che sta nascendo a Diecimo è molto più di un impianto: è “un fiore all’occhiello”

La struttura sarà in grado di trattare oltre 20mila tonnellate di rifiuti l’anno. Non solo carta da macero ma soprattutto poliaccoppiati diversi dal Tetra Pak, imballaggi multistrato di carta, plastica e alluminio difficili da gestire. Lucart estrarrà da questi materiali le fibre di cellulosa da riciclare in nuova carta. Mentre le frazioni plastiche saranno inviate a industrie specializzate per essere valorizzate. Il progetto si fonda sulla capacità di fare rete. Lucart collabora con Revet, hub del riciclo con sede a Pontedera, e con GV Macero, creando un sistema integrato di gestione dei flussi.

La multinazionale toscana Lucart non è nuova a queste sfide

Già da anni Lucart (nella foto Ad Pasquini) valorizza la frazione più nobile dei poliaccoppiati, il Tetra Pak, insieme a Cpr System, cooperativa ferrarese leader negli imballaggi in plastica e pallet per l’agroalimentare. Da questa collaborazione è nata Newpal spa, società che produce pallet di alta qualità in plastica riciclata. Secondo Carlo Montalbetti, Dg di Comieco, grazie ai nuovi impianti dei “progetti faro” sarà possibile riciclare in Italia circa 600mila T annue di imballaggi cellulosici che oggi finiscono in discarica. Una sfida che richiede anche un miglioramento della raccolta differenziata, ancora disomogenea lungo la penisola, per garantire flussi costanti al riciclo.

Il modello dei “progetti faro” si conferma un esempio di partenariato pubblico-privato di successo. 48 imprese coinvolte, 94 milioni di euro di contributi Pnrr e investimenti complessivi pari a 282 milioni, con i privati che hanno messo sul piatto il doppio delle risorse pubbliche. Dieci imprese hanno abbandonato progetti per un totale di 11,5 milioni di euro. Nonostante questo il Mase ha annunciato l’impegno a redistribuire queste risorse alle aziende rimaste, così da massimizzare i risultati ambientali e socioeconomici. Laura D’Aprile, capo dipartimento Sviluppo sostenibile del Mase, ha sottolineato come la filiera della carta e del cartone sia quella che ha registrato meno rinunce ai fondi Pnrr. Questo pur restando aperto il nodo degli iter autorizzativi, troppo lenti e complessi, che frenano la competitività del Paese.

Le cartiere, di fatto, sono già impianti di riciclo

In Italia circa il 70% della materia fibrosa proviene da carta da riciclare e il tasso di riciclo degli imballaggi supera l’85%. Tuttavia, ogni processo industriale genera scarti da gestire, come pulper e fanghi di cartiera. Da questi ultimi si potrebbe ottenere energia rinnovabile tramite biodigestori anaerobici. Mentre per il pulper restano i termovalorizzatori, ostacolati dalle resistenze Nimby e Nimto. Senza impianti di recupero energetico vicini alle cartiere, la conseguenza è l’invio dei “rifiuti da rifiuti” in discarica o all’estero. Nel suo intervento conclusivo, Foti ha riconosciuto l’utilità dei termovalorizzatori, pur senza indicare soluzioni per superare le opposizioni locali. Ha ribadito la sua critica al Green Deal europeo, definito “un manifesto ideologico che porterà a deindustrializzare l’Europa”, in linea con la posizione del Governo Meloni. Una dichiarazione che stride con il contesto: proprio Lucart, che lo ospitava, ha annunciato il rafforzamento dei propri obiettivi di decarbonizzazione.

Il contrasto è evidente: mentre il Governo riduce l’ambizione sulle rinnovabili, il decreto Fer X ha fissato incentivi con prezzi medi di 72,85 €/MWh per l’eolico e 56,82 €/MWh per il fotovoltaico, ben al di sotto del prezzo nazionale all’ingrosso dell’elettricità, pari a 111,04 €/MWh. Le imprese e le famiglie, grazie alle rinnovabili, risparmiano. Ma la politica continua a guardarle con diffidenza, mentre l’industria – come dimostra Lucart – accelera verso l’economia circolare e la decarbonizzazione.

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