Il lavoro domestico “in nero” salva le famiglie italiane

Secondo l’Osservatorio DOMINA, il lavoro domestico rappresenta una componente essenziale del modello di welfare mediterraneo. La famiglia è il principale attore nella cura e nell’assistenza alle persone non autosufficienti. Nel 2024, oltre 900 mila famiglie italiane risultano datori di lavoro domestico regolari, gestendo colf, badanti e baby sitter con contratti formalizzati. Tuttavia, il fenomeno del lavoro nero rimane allarmante: oltre il 51% dei rapporti di lavoro domestico è ancora sommerso, secondo le stime più recenti.

I dati INPS elaborati da DOMINA mostrano una diminuzione di 16 mila datori di lavoro rispetto al 2023 (-1,7%), dopo il picco registrato nel biennio pandemico 2019–2021. La componente femminile tra i datori è del 58%, mentre quella straniera si attesta al 5%. Il 37,9% dei datori ha più di 80 anni, a conferma del ruolo centrale delle famiglie anziane nella gestione dell’assistenza.

Tra i datori figurano oltre 105 mila grandi invalidi (+4,3%) e quasi 3 mila membri del clero (-14,7%). In 17 mila casi esiste un legame di parentela tra datore e lavoratore. E in oltre 213 mila rapporti si registra una convivenza, con picchi in Trentino Alto Adige (52%) e Friuli Venezia Giulia (49,8%). Le persone giuridiche che assumono lavoratori domestici sono 1.587, in calo del 2,8%. Il Centro Italia concentra il 40,3% di queste realtà, seguito dal Nord (33,4%) e dal Sud e Isole (26,3%).

Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA

“Oltre 900 mila famiglie gestiscono lavoratrici e lavoratori domestici regolari. Ma non possiamo ignorare l’alto tasso di informalità che ancora caratterizza il settore. È fondamentale riconoscere e supportare il ruolo sociale delle famiglie nel sistema di welfare italiano”. Il lavoro domestico contribuisce all’1% del PIL italiano, alleggerendo il carico sulle strutture sanitarie. Senza l’intervento delle famiglie, lo Stato dovrebbe sostenere una spesa aggiuntiva di quasi 20 miliardi di euro1. Per questo, DOMINA rinnova l’appello a politiche di contrasto al lavoro nero e di valorizzazione del lavoro di cura.

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