La Toscana può tornare a crescere, ma serve un cambio di passo. È questo il messaggio che arriva dal Disei, il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università di Firenze, che mette sul tavolo tre proposte concrete. Obiettivo: superare lo stallo economico regionale e costruire una crescita “di qualità”, capace di durare nel tempo. Secondo le professoresse e i professori del Dipartimento, non ha senso contrapporre manifattura e servizi né rifugiarsi in una narrazione nostalgica sul declino industriale. La vera sfida è qualificare la manifattura e affiancarle un sistema di servizi avanzati – tecnologici, organizzativi, ambientali e pubblici – in grado di accompagnarne la trasformazione.
Rafforzare le Pmi con strumenti finanziari di lungo periodo
Il Disei sottolinea che sostenere le piccole e medie imprese non significa solo facilitare l’accesso al credito. Occorre attivare finanziamenti di lungo periodo legati a percorsi di trasformazione organizzativa e gestionale.
A livello nazionale esistono già iniziative che combinano capitali, formazione manageriale e, in alcuni casi, avvio alla quotazione. In Toscana, però, manca ancora un’azione organica capace di coinvolgere anche le tante imprese vitali ma meno strutturate presenti nei distretti.
Costruire ecosistemi territoriali per l’innovazione
Non servono interventi spot o soluzioni calate dall’alto. Servono ecosistemi territoriali che mettano in rete imprese, università, enti di formazione, istituzioni finanziarie, professionisti e amministrazioni pubbliche.
Solo così si possono accompagnare le Pmi nella transizione digitale ed ecologica, riducendo il rischio che molte restino ai margini dei processi di innovazione.
Rafforzare poli e infrastrutture per l’innovazione
Il terzo pilastro riguarda gli investimenti in poli per l’innovazione, parchi scientifici e reti tecnologiche capaci di integrare manifattura, servizi avanzati, ricerca e territori.
Esempi virtuosi non mancano: OGR Torino, i tecnopoli dell’Emilia-Romagna, il Rome Technopole, il campus di San Giovanni a Teduccio. La Toscana, secondo il Disei, ha bisogno di strutture altrettanto solide e radicate, aperte alle collaborazioni internazionali e capaci di coordinare attori diversi.
Manifattura e servizi: un’alleanza strategica
I docenti ricordano che la riduzione del peso della manifattura non è un’anomalia toscana, ma un trend comune alle economie avanzate. Il punto non è “quanto” manifattura rimane, ma come evolve e quanto riesce a integrarsi con servizi ad alto valore aggiunto: dall’ecoprogettazione alla logistica avanzata, dai servizi digitali agli standard per la sostenibilità delle filiere.
Una crescita che punti alla qualità
La conclusione del Disei è chiara: la Toscana deve crescere di più, ma soprattutto meglio.
Serve una crescita fondata su produttività, innovazione e integrazione tra manifattura e servizi avanzati, pubblici e privati. Superare una visione difensiva significa costruire politiche economiche capaci di accompagnare la trasformazione in modo strutturale, valorizzando le risorse già presenti nel territorio.




