Edilizia: il cantiere della transizione green

La transizione green dell’edilizia non è più un orizzonte lontano. Ormai è un processo già in corso, che sta cambiando il modo in cui progettiamo, costruiamo, ristrutturiamo e gestiamo gli edifici. Le nuove direttive europee — dalla “Case Green” agli obiettivi di neutralità climatica — impongono scadenze precise. Infatti dal 2030 gli edifici nuovi dovranno essere a emissioni zero, mentre per il patrimonio esistente il traguardo è fissato al 2050.
Una trasformazione necessaria, se si considera che il settore edilizio è responsabile del 36% delle emissioni globali di CO₂ e che il 75% degli edifici europei è energeticamente inefficiente.

Edilizia green obbligatoria

In Italia, questo cambiamento si traduce in strumenti concreti. Quali? Beh per esempio i Criteri Ambientali Minimi (CAM) e l’Analisi del Ciclo di Vita (LCA) stanno diventando la base per progettare edifici più sostenibili, tracciabili e misurabili. I CAM definiscono requisiti ambientali obbligatori per gli appalti pubblici, spingendo verso materiali riciclati, riduzione delle emissioni, efficienza energetica e gestione responsabile delle risorse.
L’integrazione con il Building Information Modeling (BIM) permette di simulare e monitorare l’impatto ambientale già in fase progettuale, aumentando trasparenza e qualità degli interventi.

Parallelamente, l’approccio LCA consente di valutare scientificamente l’impatto di un edificio lungo tutto il suo ciclo di vita: dalla produzione dei materiali alla demolizione. È uno strumento che permette di confrontare soluzioni diverse e scegliere quelle più efficienti, meno energivore e più durature. E mentre le metodologie evolvono, cambiano anche i materiali: canapa, bambù, fibre naturali, scarti agricoli e biomateriali stanno sostituendo prodotti petrolchimici, aprendo nuove filiere e nuove opportunità industriali.

Servono nuove competenze professionali

Secondo Federica Cavagliano, senior manager di Hunters Group, questa trasformazione sta generando una forte domanda di nuove competenze: professionisti capaci di guidare aziende e cantieri nella transizione ecologica. Non si tratta solo di rispondere alle normative, ma di costruire un modello di sviluppo più solido, competitivo e duraturo.

Quali sono le figure più richieste

Tra le figure più richieste emerge il Riqualificatore energetico degli edifici, un tecnico in grado di valutare lo stato di un immobile, redigere diagnosi energetiche e coordinare interventi di efficientamento. È spesso un ingegnere o architetto con formazione specifica in sostenibilità, con una RAL media di 35.000 euro.
Accanto a lui, il Green BIM Specialist integra modellazione digitale e simulazione energetica, permettendo di prevedere consumi, prestazioni e impatti ambientali già in fase di progetto. La sua RAL media è di circa 40.000 euro.

A livello più strategico, cresce la figura del Consulente per la transizione energetica immobiliare. Un professionista che supporta privati, imprese, condomini e PA nella pianificazione degli interventi, nella gestione degli incentivi e nella conformità normativa. La sua retribuzione media è di 42.000 euro.
Infine, la sostenibilità entra anche nella finanza immobiliare con i Consulenti ESG, che integrano criteri ambientali, sociali e di governance nei progetti edilizi. Inoltre facilita l’accesso a fondi green e garantendo rendicontazioni conformi agli standard europei. La RAL media è di circa 47.000 euro.

La transizione green non porta vantaggi solo ai privati — che beneficiano di edifici più efficienti, bollette più basse e maggiore valore immobiliare. Anche alle PMI e alle imprese edili. Per loro significa:

accedere a nuovi mercati e appalti pubblici grazie ai CAM.

ridurre costi operativi e rischi grazie a materiali più efficienti.

aumentare competitività attraverso tecnologie digitali come BIM e LCA.

attrarre investimenti grazie alla conformità ESG.

rispondere alla crescente domanda di edifici sostenibili da parte di clienti e investitori.

 

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