Diventare freelance è, oggi, una scelta sempre più diffusa tra professionisti, creativi, consulenti e tecnici altamente specializzati. La flessibilità operativa e la possibilità di gestire autonomamente tempi e clienti rendono questa forma di lavoro attrattiva, seppur richieda una piena consapevolezza degli obblighi fiscali, amministrativi e contrattuali. Vediamo insieme le cose principali da sapere.
Gli obblighi di un freelance
Dal punto di vista fiscale e previdenziale, un freelance è tenuto all’apertura di una partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate. A tal proposito, è possibile optare per il regime forfettario, attualmente il più semplice e vantaggioso per chi inizia l’attività. Il regime forfettario prevede un’imposizione agevolata con aliquota unica del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti), applicata su una base imponibile determinata in maniera forfettaria tramite un coefficiente di redditività variabile in base al codice ATECO.
Tale regime consente di essere esonerati da IVA, ritenuta d’acconto, registri contabili e studi di settore, seppur imponga il rispetto di precisi limiti:
• ricavi annuali non superiori a 85.000 euro;
• spese per lavoro accessorio inferiori a 20.000 euro annui;
• assenza di partecipazioni in società di persone o S.r.l. trasparenti.
Per i professionisti con struttura leggera e costi di esercizio limitati, il regime forfettario è consigliato.
Oltre alla fiscalità, il freelance ha obblighi contributivi verso la Gestione Separata INPS (per i liberi professionisti senza cassa) o verso l’ente previdenziale di categoria, quali ENPAM, ENASARCO, INARCASSA o CNPR. I contributi devono essere calcolati in autoliquidazione e versati periodicamente, in base ai redditi dichiarati.
Chi può essere un freelance
Chiunque svolga un’attività economica in forma autonoma, senza vincolo di subordinazione e in maniera continuativa, può operare come freelance. Le professioni tipiche includono consulenti aziendali, sviluppatori, grafici, copywriter, traduttori, progettisti, formatori, coach, esperti in digital marketing e molti altri ambiti legati al know-how e ai servizi.
È in ogni caso bene distinguere tra attività regolamentate (come architetti, commercialisti, avvocati, medici) e attività non regolamentate. Le prime richiedono iscrizione a un ordine professionale e rispetto di specifiche normative settoriali. Le seconde, al contrario, possono essere esercitate liberamente, purché si tratti di attività lecite e svolte nel rispetto delle leggi vigenti.
Quali sono gli ostacoli di un freelance
Operare come freelance comporta una serie di sfide di natura fiscale, amministrativa e relazionale.
Il primo ostacolo è la gestione autonoma della fiscalità. Il professionista è responsabile in prima persona di tutti gli adempimenti:
• fatturazione;
• versamenti;
• dichiarazioni;
• conservazione documentale.
L’errore o il ritardo possono generare sanzioni, per cui è consigliabile avvalersi di un commercialista o di un consulente fiscale esperto.
A differenza di un lavoratore dipendente, il freelance può attraversare periodi di inattività o di riduzione dei compensi, senza ammortizzatori automatici. È pertanto suggerito pianificare con attenzione la propria gestione economica, accantonare fondi per imposte e previdenza, costruendo nel tempo una base clienti solida e diversificata.
La solitudine professionale è un’ulteriore difficoltà di cui si parla poco. In assenza di una struttura organizzativa, il freelance deve occuparsi in prima persona di tutti gli aspetti del lavoro che vanno dalla ricerca clienti, contrattualizzazione, produzione, gestione del tempo, fatturazione fino al recupero crediti.
Non solo, la percezione di un freelance nel mercato del lavoro non è del tutto consolidata, tanto che alcune aziende tendono a privilegiare dei rapporti tradizionali e con brand strutturati.





