Confini ballerini: quando il Friuli diventa più attraente del Veneto

Nel Nordest italiano sta succedendo qualcosa che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato fantapolitica. Alcuni Comuni veneti di confine stanno guardando con crescente interesse alle Regioni autonome che li circondano. Prima le tentazioni verso Trento e Bolzano, ora lo sguardo si sposta a est, verso il Friuli-Venezia Giulia. E non si tratta solo di identità culturale o affinità linguistiche: il vero motore è economico.

Il Veneto, stretto tra Friuli e Trentino, si trova in una posizione scomoda

Da un lato il Trentino-Alto Adige, dall’altro il Friuli-Venezia Giulia. Le due regioni possono contare su un’autonomia che permette tasse più basse, incentivi più generosi e una gestione delle risorse molto più vantaggiosa per i territori. Risultato? I Comuni veneti confinanti iniziano a chiedersi se non sarebbe meglio cambiare “squadra”.

I due fronti caldi del Friuli: montagne e mare

A nord, tra le Dolomiti, ci sono realtà come Cortina, Livinallongo e Colle Santa Lucia, che in passato avevano già espresso simpatia per un eventuale passaggio all’Alto Adige. A sud, lungo il confine con il Friuli, si muovono invece i Comuni “friulanofoni”: Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Teglio Veneto e soprattutto San Michele al Tagliamento, il Comune di Bibione, uno dei poli turistici più ricchi del Veneto.

Ed è proprio da qui che arriva la voce più forte: «Non chiediamo privilegi, chiediamo parità di trattamento», ripetono i sindaci. Il messaggio è chiaro: non è tanto il Friuli a fare gola, quanto la sensazione di essere rimasti indietro rispetto ai vicini.

Il nodo economico: stipendi, tasse e tempi più rapidi

Il confronto tra le due sponde del confine è impietoso. In Friuli-Venezia Giulia, un dipendente comunale guadagna 300-400 euro in più al mese. Non stupisce che nel 2025 alcuni Comuni veneti abbiano perso oltre il 10% del personale, attratto dalle condizioni migliori oltre confine. Anche la gestione delle risorse è diversa: in FVG il 95% dell’Imu resta sul territorio, mentre in Veneto solo la metà. E quando si tratta di interventi urgenti, come quelli dopo gli eventi meteorologici estremi, i Comuni friulani ricevono fondi immediati dalla Regione, mentre quelli veneti spesso devono attendere. Perfino la burocrazia cambia ritmo: un progetto che in Veneto richiede quattro anni, in Friuli ne richiede due. E sul fronte turistico, il ripascimento delle spiagge è finanziato direttamente dalla Regione FVG, mentre in Veneto ricade sui Comuni.

Secessione? Non proprio. Ma la tentazione cresce

Nonostante tutto, i sindaci non parlano apertamente di referendum o distacco. Almeno non ancora. La richiesta è più semplice: essere ascoltati e sostenuti, per evitare che la tentazione di cambiare Regione diventi una scelta concreta. C’è anche chi propone soluzioni alternative, come creare Comuni più grandi e competitivi all’interno della Città Metropolitana di Venezia. Ma il problema, avvertono molti amministratori, non si risolve spostando il confine: si sposterebbe solo il malcontento.

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