Dietro l’annuncio ufficiale del riassetto della governance di Borgosesia c’è molto più di un semplice cambio ai vertici. La decisione del CdA di riorganizzare deleghe, ruoli e struttura manageriale indica un passaggio strategico importante. Il board vuole riportare in capo alla holding un controllo più diretto sulle attività di investimento e di orientare la piattaforma verso operazioni sempre più finanziarie. In particolare nel mondo delle special situations e dei turnaround.
Più finanza, più ingegneria delle operazioni, più presidio diretto
La risoluzione consensuale del contratto di advisory con My Credit non è un dettaglio marginale. È il segnale che Borgosesia vuole ridurre la dipendenza da advisor esterni e internalizzare competenze chiave. Soprattutto in un momento in cui il mercato degli asset alternativi richiede velocità, specializzazione e capacità di strutturare operazioni complesse. L’ingresso di Dante Filippello (nella foto) come nuovo CEO – un profilo con un passato solido in Mediobanca e nel corporate finance immobiliare – conferma questa direzione: più finanza, più ingegneria delle operazioni, più presidio diretto.
La scelta di Filippello arriva mentre Mauro Girardi, figura storica del gruppo, rinuncia alle deleghe operative pur mantenendo un ruolo di supervisione sugli investimenti alternativi. È un passaggio di consegne che racconta un equilibrio delicato: continuità nella visione, ma rinnovamento nella gestione. Allo stesso tempo, le dimissioni dell’AD Davide Schiffer, che resta però alla guida della divisione immobiliare fino al 2026, garantiscono stabilità nella parte real estate, ancora oggi una componente essenziale del modello Borgosesia.
Cosa dicono i conti (e cosa non dicono apertamente i comunicati)
Negli ultimi esercizi, Borgosesia ha mostrato una crescita selettiva ma non priva di complessità. Il business degli asset alternativi è per sua natura volatile: richiede capitali pazienti, capacità di valutare situazioni critiche e una gestione attenta del rischio. I margini sono spesso legati alla riuscita di singole operazioni, e questo rende i risultati meno lineari rispetto a settori più tradizionali. Il gruppo ha lavorato per rafforzare la propria posizione finanziaria, ma la vera sfida resta la scalabilità. Per competere nel mondo delle special situations servono dimensioni maggiori, pipeline costante e un deal flow che permetta di diluire il rischio. Il riassetto della governance sembra andare proprio in questa direzione: costruire una piattaforma più strutturata, più autonoma e più capace di attrarre capitali istituzionali.
Il focus crescente sulle operazioni di turnaround – confermato dall’adesione a una nuova iniziativa che coinvolge anche Girardi. Un tentativo di intercettare un mercato in forte espansione, soprattutto in un contesto macroeconomico che vede molte PMI italiane affrontare passaggi generazionali complessi, tensioni finanziarie e necessità di ristrutturazione.
Cosa significa davvero questa svolta per Borgosesia
Il riassetto non è un semplice cambio di nomi: è un cambio di fase. Borgosesia sembra voler diventare meno “immobiliare” e più “finanziaria”, meno dipendente da singoli advisor e più integrata internamente, meno focalizzata su opportunità tattiche e più orientata a costruire una piattaforma stabile e riconoscibile nel panorama degli investimenti alternativi. La presenza di due divisioni – Borgosesia Real Estate e Borgosesia Alternative – resta un punto di forza, ma il baricentro si sta spostando verso la seconda, dove la società vede margini più elevati e un posizionamento competitivo più distintivo.
Il nuovo CEO avrà il compito di trasformare questa visione in numeri: più operazioni, più efficienza, più capacità di attrarre investitori. Il mercato degli alternative è in crescita. Ma è anche affollato e richiede credibilità, governance solida e risultati costanti. Il riassetto è il primo passo; ora arriva la parte più difficile: dimostrare che la nuova Borgosesia può crescere davvero.

