Auto aziendali, stangata sui modelli più vecchi: tassazione +50% per benzina e diesel oltre i cinque anni

La tassazione sulle auto aziendali cambia ancora, e questa volta l’impatto sarà significativo. Il decreto correttivo della delega fiscale — atteso oggi in cdm — introduce un aumento del 50% del prelievo fiscale sui modelli benzina e diesel con più di cinque anni presenti nelle flotte aziendali. L’obiettivo è chiaro: spingere le imprese a rinnovare i parchi auto ogni quattro anni, accelerando l’uscita di scena dei veicoli più inquinanti.

La misura si inserisce in un contesto europeo che da tempo chiede agli Stati membri di allineare la tassazione dei veicoli alle emissioni reali. La Commissione UE, nel pacchetto di primavera del Semestre europeo, ha ribadito che è necessaria una revisione della fiscalità sulle auto aziendali. Può contribuire a finanziare infrastrutture per la mobilità sostenibile e ridurre la dipendenza dal trasporto su strada. Secondo Bruxelles, nonostante le riforme recenti, c’è ancora margine per ridurre i benefici fiscali concessi ai veicoli endotermici.

Più coerenza tra il valore del veicolo e la tassazione

Il decreto interviene anche sugli optional aggiuntivi: tutto ciò che non rientra nelle tabelle ACI standard subirà un incremento del 5% del valore del fringe benefit. Una stretta che mira a rendere più coerente la tassazione con il valore reale del veicolo assegnato al dipendente.

Sul fronte operativo, il Governo ha accolto le richieste delle imprese introducendo un regime transitorio per le auto prenotate nel 2024 e assegnate nel 2025. Assonime aveva infatti segnalato che l’applicazione rigida del criterio del “valore normale” avrebbe penalizzato anche i veicoli a basso impatto ambientale immatricolati prima del 2025.
Le nuove regole evitano inoltre penalizzazioni per le aziende che riassegnano un’auto già concessa a un altro dipendente, una pratica comune nelle flotte corporate.

La metamorfosi del settore

Questa stretta arriva in un momento in cui il mercato delle auto aziendali sta vivendo una trasformazione profonda. In Italia, il comparto delle flotte rappresenta circa il 50% delle immatricolazioni annuali, con oltre 600.000 veicoli registrati ogni anno tra noleggio a lungo termine, leasing e acquisti diretti.
Il noleggio corporate continua a crescere, trainato dalla necessità delle imprese di avere costi certi, veicoli più efficienti e una gestione semplificata. Nel 2025, secondo i dati UNRAE, il noleggio a lungo termine ha superato il 30% del mercato totale, diventando il principale canale di accesso alle auto nuove.

L’aumento della tassazione sui modelli più vecchi potrebbe accelerare ulteriormente il ricambio delle flotte, favorendo l’ingresso di veicoli elettrici, ibridi plug‑in e mild hybrid. Per molte aziende, infatti, il costo fiscale diventerà un elemento decisivo nella scelta del parco auto. Per i dipendenti, invece, il fringe benefit potrebbe aumentare in modo sensibile se l’auto assegnata non rientra nei parametri di efficienza richiesti.

Il messaggio politico è chiaro: la mobilità aziendale deve diventare un motore della transizione ecologica. E il fisco diventa lo strumento per orientare le scelte delle imprese verso modelli più moderni, meno inquinanti e più coerenti con gli obiettivi europei.

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