Il depuratore Watly tra i finalisti del Premio Marzotto

Watly

Oltre a Horus, tra le startup finaliste del “Premio per l’Impresa” Gaetano Marzotto c’è anche Watly.

Il progetto, nato nel 2013 da un’idea di Matteo Squizzato, allora studente dell’università di Udine, in due anni e mezzo è diventato un prototipo funzionante e consiste in una macchina capace di purificare acqua contaminata di qualunque tipo (marina, inquinata o addirittura radioattiva) senza utilizzare filtri o membrane. La risposta alla scarsità di acqua nel mondo potrà dunque arrivare anche da una macchina capace di funzionare in completa autonomia sfruttando l’energia solare che le consente nel contempo di generare elettricità – sfruttabile tramite prese elettriche – e di connettersi in rete con gli altri dispositivi simili creando una rete di scambio informativo.

Il punto di arrivo è una tecnologia che permetta a milioni di individui di avere accesso all’acqua potabile, problema che non riguarda solo quello che a volte si ha la presunzione di chiamare “terzo mondo”, ma anche paesi “avanzati” come Emirati Arabi o Israele. O, per restare a casa nostra, potrebbe fare comodo anche in città come Messina, che ancora una volta è alle prese con la mancanza di acqua corrente.

Nell’ambito del Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione Horison 2020, il progetto di Watly ha saputo emergere e guadagnarsi l’accesso ai fondi per circa 2 milioni di euro, cifra che permetterà di costruire il primo modello pre-industriale, un grande computer lungo 35 metri e pesante 10 tonnellate che fungerà da prima pietra per la produzione su larga scala.

Lascia un commento

Top