L’ecommerce intasa il traffico? Ci pensa uMove

Nonostante la crisi economica, l’adozione di iniziative come la congestion charge (l’Area C a Milano) e il divieto di circolazione per i mezzi più inquinanti e il successo delle varie offerte di sharing, il traffico di mezzi privati dedicati al trasporto di persone è sceso in molte città per la prima volta dal dopoguerra. Eppure, la congestione effettiva non sembra sia scesa, anzi, in alcune zone residenziali sembra anche peggiorata.

Il fenomeno è facilmente spiegabile. L’infrastruttura, le strade urbane, è condivisa da tutti i tipi di traffico, che non è solo quello delle persone ma anche delle merci, una parte del quale ha visto una vera e propria esplosione negli ultimi tre anni: l’e-commerce B2C e sempre più B2B. In Europa il volume degli acquisti online è passato dal 2 % sul globale di cinque anni fa al 9 % odierno. In Italia, il volume d’affari dell’e-commerce supera gli 11 miliardi di euro, ed è previsto di almeno 16 miliardi nel 2016.

Per riuscire a gestire il fenomeno, il 28 aprile all’Acquario Civico di Milano si terrà uMove, evento della piattaforma BEyond 2015 dedicato alle nuove modalità di trasporto di persone e cose in ambito urbano. All’evento saranno presenti enti locali, ricercatori, operatori logistici, startup e alcuni dei maggiori operatori del settore, che mostreranno tecnologie smart e di mobilità a basso impatto (elettrico, cargo-bike a pedalata assistita) in grado di mitigare l’impatto del problema.

Perché di problema si può parlare. Sul piano logistico l’impatto dell’e-commerce è valutato dal Politecnico di Milano oggi al 10 % di tutte le spedizioni, in crescita numerica rapida perché la consegna media di un acquisto di beni online (un libro, un gadget elettronico, un CD, un capo di vestiario) è rappresentato da un pacco di piccole dimensioni. In pratica, ogni nuovo ordine si traduce in almeno una nuova consegna. Buona parte delle consegne avviene in ambito urbano, dove è maggiore la concentrazione di connettività e di utenti digitalizzati.

Oltre a essere molto numerose, le consegne di e-commerce hanno caratteristiche onerose a livello logistico, soprattutto in città. I tempi di consegna sono poco flessibili perché il tempo di attesa per entrare in possesso della merce acquistata è un fattore decisivo nel spingere l’acquirente a utilizzare ancora il merchant. All’e-commerce B2C è da aggiungere la trasformazione nello stesso senso del B2B, ossia le consegne ai negozi. Ciò che è stato per necessità sempre vero nell’ambito del fresco e del freschissimo, e in certi ambiti come il farmaceutico, ossia consegne anche di piccole dimensioni e parcellizzate, si sta generalizzando in moltissime aree merceologiche. Un caso è il fashion, dove i negozi, anche i flagship dei grandi brand, ormai riducono al minimo il magazzino e il riassortimento è continuo. Il rilancio dei superette, ossia i piccoli supermercati nelle aree urbane anche centrali, unico settore della GDO in crescita, da una parte rinnova il concetto, necessario alla vivibilità dei quartieri, di negozio di prossimità, dall’altra intensifica il traffico logistico.

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