La trasformazione digitale e l’evoluzione dell’APM

Dynatrace-Keynote

La trasformazione digitale e l’evoluzione dell’APM

Una riflessione di Nicolas Robbe, Chief Marketing Officer di Dynatrace

Nicolas Robbe © Bryce Vickmark. All rights reserved

Nicolas Robbe © Bryce Vickmark

Nel mondo digitale di oggi i sistemi sono sempre più complessi, il modo in cui gli utenti interagiscono con le aziende è sempre più eterogeneo e il volume dei dati che vengono gestiti dalle organizzazioni ha raggiunto record storici. Per quanto riguarda la gestione delle prestazioni, il vecchio modo di fare le cose – concentrandosi principalmente sul troubleshooting e sull’identificazione dei problemi – non è più sufficiente.
Esistono 4 aspetti fondamentali, che devono essere considerati quando oggi si discute di Application Performance Management.

Impostare una strategia

APM non significa più avere a che fare con le applicazioni – si tratta piuttosto di impostare una strategia che riguardi le prestazioni digitali, che inizi e finisca con gli utenti finali e che comprenda la capacità di capire e offrire quello di cui hanno bisogno in un momento specifico.

Tener traccia di ogni transazione

La visibilità rispetto alle prestazioni non deve avere gap: i dati incompleti non hanno più senso. Le organizzazioni devono poter tenere traccia di ogni transazione, 24×7 e 365 giorni all’anno. La comprensione delle esperienze degli utenti rispetto all’intera catena di distribuzione delle applicazioni comporta la scelta di un vendor che abbia la capacità di catturare ogni contatto, ogni click, per ogni transazione, ogni utente, 24×7 per applicazioni native, applicazioni web a pagina singola e applicazioni mobili ibride. Non si tratta più solo di garantire che le applicazioni non incorrano in problemi ma di fornire informazioni significative che possano guidare le decisioni; dati fruibili e preziosi per tutti i membri dell’organizzazione – sviluppo, test, OPS e business.

Pensare in DevOps

Bisogna sempre pensare in termini di DevOps, non “solo OPS”. Significa che è necessario partire dallo sviluppo perché le prestazioni sono un gioco di squadra che inizia proprio in quella fase. L’obiettivo è rilasciare le applicazioni in modo più rapido, garantendo una migliore qualità nella produzione. Una nuova generazione di APM deve “fare goal” in termini di performance, garantendo cicli di rilascio abbreviati in modo affidabile.

Non incrociare le dita

La fiducia nelle prestazioni delle applicazioni deve arrivare prima del roll-out di una nuova app o versione e decisamente prima dell’utilizzo da parte dell’utente reale. Se questo avviene, si può essere tranquilli che nessun utente incorrerà in un’esperienza d’uso deludente. Unendo in modo affidabile i test sintetici e la capacità di sfruttare una rete distribuita virtuale di utenti a livello globale (come quella di Dynatrace) non sarà più necessario che un’organizzazione “incroci le dita” quando effettua un roll-out. Si potrà già sapere, in modo certo, che la prestazione sarà impeccabile.

Da sempre, prestiamo particolare attenzione alla natura dirompente della trasformazione digitale, comprendendo cosa comporti per le aziende in tutti i settori, e soprattutto le sue implicazioni per il mercato dell’APM. In particolare, in Dynatrace siamo stati in grado di prevedere e anticipare il passaggio dalla focalizzazione sulle applicazioni a quella sull’esperienza degli utenti.
Lo stile di vita omnichannel sempre più connesso rappresenta una forza sempre in evoluzione e sempre presente. Sta rimodellando il significato stesso di APM, costringendo le aziende a sforzarsi di comprendere come l’esperienza dei loro utenti si possa confrontare con quella dei concorrenti, e a farlo prima ancora che utenti reali usino la loro app mobile o sito. Chiamatela pure la “rinascita del test sintetico”.

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