Toscana Eccellenze: Sofidel va negli Usa e guarda verso la Borsa

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Sofidel ha iniziato i festeggiamenti per il mezzo secolo di vita. Il colosso della carta fondato nel 1966 da Emi Stefani e Giuseppe Lazzareschi che produce fra i tanti anche il marchio Regina ha programmato una serie di appuntamenti. Tra questi nei giorni 9 e 10 giugno prossimi a palazzo Ducale di Lucca, s terrà un incontro nell’ambito del Festival della crescita, iniziativa promossa da Francesco Morace, fondatore di Future Concept Lab.

L’evento ha lo scopo di disegnare una mappa della crescita attraversando l’Italia con un tour itinerante promotore di un dialogo continuo tra i protagonisti della crescita e dello sviluppo: imprese, creativi, istituzioni nazionali e internazionali. In questi primi 50 anni il gruppo, che conta su 5.500 dipendenti in tutto il mondo e ha un fatturato di quasi due miliardi di euro, ha sempre lavorato seguendo la matrice familiare guardando alla tecnologia e all’innovazione ma allo stesso tempo con molta attenzione verso l’ambiente, tanto che L’Ad Luigi Lazzareschi, amministratore delegato di Sofidel, è anche diventato ambasciatore Wwf.

UN DISTRETTO CARTARIO INVIDIATO NEL MONDO

L’azienda nata 50 anni fa nella provincia lucchese oggi punta a conquistare gli Stati Uniti. “Chi ha meno di 40 anni”, spiega il cofondatore Emi Stefani con il figlio e il nipote durante la prima serata di festeggiamenti che si è svolta a Milano, “fatica a immaginare com’era il mondo prima della carta igienica e anche chi ha questa età è talmente abituato che deve pensarci bene per sapere come le cose sono cambiate rispetto a quando non c’erano ancora rotoli da cucina, fazzoletti usa e getta e tutto il resto. Quando mio padre ed Emi iniziarono a produrre carta igienica, sembrava più carta vetrata quella che usciva dallo stabilimento di quella valle sopra Collodi. Ora Lucca ha un grande distretto cartario, in continua espansione e crescita”.

UNA MULTINAZIONALE CHE ESPORTA IN 13 PAESI

L’azienda produce oltre un milione di tonnellate di carta tissue all’anno. A testimonianza della trazione e vocazione internazionale del gruppo il mercato italiano vale il 17% del fatturato, gli Uk il 20% L’internazionalizzazione è una delle chiavi del successo del gruppo, che dal 2008 ha smesso di costruire nuovi impianti e ha iniziato ad acquisire alcuni tra i più importanti marchi in ogni Paese nel quale ha aperto filiali o linee di export.
Sofidel è il sesto player mondiale e il secondo in Europa ed è presente in 13 paesi in Europa e negli Usa (7 stati) per un fatturato complessivo di 1.809 milioni di euro, triplicato rispetto al valore di soli dieci anni fa (era 608 milioni), con incrementi anche nel numero di dipendenti (+179% rispetto al 2005) e nella capacità produttiva (che ammonta oggi a 1.058.000 tonnellate, a fronte delle 426mila del 2005).

NEGLI USA IERI, OGGI E DOMANI

L’internazionalizzazione del gruppo partita alla fine degli anni Novanta con investimenti greenfield che si è concretizzata negli anni pre-crisi (1990-2007) nei mercati ad alto tasso di crescita. A questa fase ha fatto seguito una seconda caratterizzata da acquisizioni di brand e impianti produttivi esistenti nel periodo in cui (2008), il settore ha registrato una capacità produttiva in eccesso rispetto alla domanda. Negli anni della crisi Sofidel ha saputo rilanciare con nuovi investimenti negli Usa (2012) mercato in cui oggi ha una capacità produttiva di 200mila tonnellate e dove recentemente ha avviato un investimento greenfield a Circleville, in Ohio, centro di produzione nordamericano del gruppo.

VERSO UNA NUOVA CRESCITA PRODUTTIVA

“Se i primi 50 anni di Sofidel”, ha concluso l’ad Lazzareschi, “sono stati costellati da risultati positivi, lo si deve anche a una continua attenzione al futuro. Questo vuol dire impegnarsi ancora di più per essere un’impresa responsabile che vuole confrontarsi con mercati, prodotti, tecnologie e stili di vita in costante cambiamento. Essere un’azienda che, nel garantire igiene e benessere a tutti i suoi interlocutori, vuole dare risposte alla crescente domanda di ecologia integrale che va diffondendosi nel mondo. Consapevoli come sempre che da soli si fa poco, e che i risultati ottenuti si devono anche a partner – dai collaboratori, ai fornitori, dai clienti, ai consumatori e ai competitor – che ci hanno permesso di porci sempre nuovi orizzonti e di dare il meglio di noi stessi. Ora inizia una nuova fase di crescita, organica, che aumenti le capacità produttive degli stabilimenti costruiti 10 o 15 anni fa. Abbiamo annunciato di recente l’investimento in Polonia, dove la capacità produttiva sarà triplicata. Negli Usa vogliamo fare quello che abbiamo fatto in Europa, magari costruendo meno impianti, ma con una capacità produttiva più elevata”.

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