Tutti a scuola

La redazione del quotidiano on-line btboresette mi sottopone un questionario:

1) E’ ancora valido il modello formativo dell’Italia?

2) Quale ruolo potrebbero avere gli Stati Generali dell’Università per ridiscutere il modello italiano?

3) Quali azioni di miglioramento possono compiere Rettori e Atenei per favorire il ricambio del modello formativo?

4) Quali semplici e pratiche decisioni potrebbero/dovrebbe prendere la politica nazionale per incoraggiare lo studio universitario? E la formazione post universitaria?

5) Quali sostegni (strutturali, sociali ed economici) sarebbero necessari per trasformare la ricerca accademica in innovazione per il territorio?

6) Come potrebbe essere strutturato l’apporto di energie economiche e didattiche private e internazionali a sostegno del settore formativo nazionale?

Sinceramente sono in “difficoltà” nel rispondere. Come sono solito sottolineare, specifico che sono stato istruito per svolgere la funzione sociale da metalmeccanico, (ne ho fatto addirittura il titolo del mio blog!) quindi introdotto nel mondo lavorativo al più presto per poter anche contribuire, attraverso le tasse da lavoratore, al mantenimento della scuola pubblica. Posso scrivere solo per la mia esperienza di vita: da un lato sono dispiaciuto se con le mie tasse si garantisce discreta istruzione fino a produrre menti eccellenti che purtroppo riescono a trovare lavoro più facilmente all’estero, dall’altro sono contento di potermi confrontare con coetanei, o persone poco più mature di me, che a volte trovo cosi’ sterili, e penso cinicamente tra me e me: beh, se all’università hanno avuto uno strappo di carta igienica in bagno è stato anche grazie alle mie tasse come lavoratore…

Oggi la scuola è di normalizzazione.

Oggi la scuola è in dematerializzazione, infatti, dal prossimo anno scolastico sarà introdotto il registro elettronico creando il panico tra gli italiani, che da sempre non sono pronti alle innovazioni. Sopratutto i genitori. Mi viene in mente il libro di Michel SerresNon è un mondo per vecchi” (ne avevo già scritto in passato, Serres, ottuagenario, forse più conosciuto per il suo insegnamento presso la Stanford University, è un sostenitore del libero accesso alla conoscenza, in particolare di Wikipedia ).

Oggi insegnanti escono dal precariato a 64 anni, poco prima del pensionamento...

Oggi insegnare è forse più un’ambizione a trovare un posto di lavoro più che una vocazione, purtroppo la qualità si confronta con la competizione. Agli insegnanti poi che sono in continuo aggiornamento, quindi più preparati, non è riconosciuto il loro maggiore impegno. Non ho ancora letto di Ivan Illich “descolarizzare la società”, anni 70, però mi sento meglio dopo aver visto l’ultimo film Disney “Moster university“, anche Walt Disney era dislessico lo sapevate?

Credo fortemente che la scuola sia importante per contrastare l’ignoranza, non per promuovere chi “conosce” più nozioni. Giustamente come scriveva Eric Fromm, tutti dovremmo rifrequentare la scuola dai quarant’anni in poi, proprio per completare il percorso individuale di formazione, dopo le esperienze di vita vissuta, semplicemente si è più maturi.

Oggi manca l’etica a scuola, nel lavoro, nella politica, nella vita di tutti i giorni?

Credo anche che ci si dovrebbe soffermare di più a riflettere e dedicarsi all’insegnamento dell’etica; oggi questa parola suona un pochino obsoleta, la parola a cui siamo assuefatti è “business as usual”.

Il buon senso e l’etica, anche ai livelli più alti d’istruzione, non sempre la vince sul profitto: chissà se i piloti dei caccia bombardieri che stanno per decollare alla volta dei cieli siriani, utilizzeranno al meglio il loro più alto livello d’istruzione? Ingegneri che progettano strumenti di guerra, metalmeccanici specializzati che li realizzano, piloti che volano e perseguono un obbiettivo escogitato da generali e approvato da capi di stato molto istruiti, chissà se si ricordano le più banali lezioni che si apprendono all’asilo? Non bisticciare, non litigare, condividere, sorridere, fare la pace, dai giochiamo tutti insieme che è meglio.

Non è che più ci si istruisce, più si perde di vista l’etica? No, è che è l’unico posto dove la si insegna e la si mette in pratica è la scuola materna, forse in rari casi anche alle scuole elementari.

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