Sangalli (Confcommercio). Ecco le ragioni
della mobilitazione del 28 gennaio

carlo-sangalliIl 2012 sarà ricordato nella storia come un “annus horribilis” nella storia dell’economia italiana per quanto riguarda l’andamento di redditi e consumi. E’ quanto emerge dai numeri illustrati dall’Ufficio Studi Confcommercio, in occasione della conferenza stampa convocata da Rete Imprese Italia per illustrare la Giornata di mobilitazione nazionale del 28 gennaio. Alla giornata hanno aderito le associazioni territoriali di Casartigiani (confederazione autonoma sindacati artigiani), Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. Abbiamo chiedo al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli di illustrarci l’iniziativa.

I dati che ogni giorno emergono sullo stato della nostra economia rivelano la drammaticità, profondità e durata, della crisi in cui si trova il nostro Paese. Nel 2012 in Italia ha chiuso un’impresa al minuto. Che si può fare perchè il 2013 sia veramente un anno di ripresa?

“Le imprese che noi rappresentiamo sono il luogo dove si crea ricchezza e nuova occupazione anche in tempi di crisi e dunque se questo luogo viene indebolito o distrutto, insieme vengono meno anche le prospettive di crescita per il Paese. In ciascun pezzo di economia che muore, muore anche il Paese. Il governo Monti ha messo in sicurezza i conti pubblici e ha rafforzato la fiducia nei confronti della capacità dell’Italia di onorare il proprio debito pubblico. Così come è stato un bene per il nostro Paese la riduzione del costo del finanziamento del debito pubblico per via della riduzione dello spread. Tutto questo ha consentito all’Italia di recuperare fiducia e credibilità a livello internazionale. E ci ha consentito di superare i primi tornanti della crisi. Ma lo si è fatto al prezzo salatissimo di un’impennata della pressione fiscale complessiva e di pesanti effetti recessivi che ne sono derivati: un dato per tutti, il reddito pro capite delle famiglie è tornato addirittura ai livelli di 27 anni fa. Con questa situazione è evidente che, con una pressione fiscale di oltre il 56% per i contribuenti in regola, una burocrazia che richiede ad ogni impresa 120 adempimenti fiscali e amministrativi all’anno, uno ogni 3 giorni, e un sistema del credito che nell’ultimo anno ha ridotto di 32 miliardi l’erogazione di finanziamenti alle aziende, il nostro sistema di imprese continua a rimanere sull’orlo del baratro”.

Come possono muoversi le imprese per evitare una spirale recessiva e tornare finalmente a crescere?

“Per prima cosa le nostre imprese hanno deciso di non tacere più la loro sofferenza. Che ha ormai superato i livelli di sopportabilità. Ecco perchè abbiamo pensato a una mobilitazione nazionale: per far sentire la nostra voce e invitare, persuadere, costringere la politica a fare una riflessione vera, nuova, moderna sul ruolo che le imprese che si riconoscono in Rete Imprese Italia possono avere per la ripartenza della nostra economia. Ricordando come questo sistema di imprese – con un contributo di circa il 60% alla crescita e all’occupazione del nostro Paese – è stato, è e sarà l’unico in grado di creare sviluppo e occupazione nei prossimi anni. Ora queste stesse imprese non ce la fanno più a reggere il peso della crisi. Non ci stanno più ad essere considerate marginali, soprattutto perchè tornare a crescere significa tenere insieme dinamicità dell’export e tonicità della domanda interna. Ma significa anche tenere insieme politica industriale e politica per i servizi e per l’artigianato”.

Quindi avete indetto la mobilitazione del 28 gennaio anche per mandare un messaggio al prossimo Governo?

“Quello che vogliamo trasmettere con la giornata di mobilitazione del 28 gennaio è una richiesta chiara: bisogna ripartire dalle imprese legate al territorio, cioè da quel tessuto produttivo che, nonostante tutto, non si rassegna, non vuole tirare i remi in barca, si è messo in discussione e ha saputo innovare. Ecco perché il 28 gennaio le associazioni aderenti a Rete Imprese Italia organizzeranno su tutto il territorio nazionale iniziative che possono andare dalla convocazione degli organi – consigli, assemblee aperte con la partecipazione di imprenditori, politici e amministratori locali, candidati alle elezioni – fino ad arrivare a vere e proprie manifestazioni pubbliche e in piazza per sottolineare la sofferenza delle nostre imprese. Dal canto nostro, quella sarà la giornata in cui renderemo pubblico, attraverso un documento, il nostro contributo di proposte per la prossima legislatura”.

Cosa chiedete al prossimo Governo?

“Di riaprire una nuova stagione di dialogo, che metta al centro della politica economica della prossima legislatura, chiunque governi, le istanze di questo sistema di imprese. Chiediamo di essere ascoltati. Senza perdere di vista un punto che porremo in sede di confronto con le forze politiche e con il governo che verrà: quello di integrare – insieme in Italia ed in Europa – le ragioni del rigore con le ragioni della crescita, dell’equità e della coesione sociale. E questo significa, guardando alla legislatura che verrà, marcare l’importanza di una comune responsabilità repubblicana. E’ una responsabilità che chiama in causa politica ed istituzioni, ma anche il ruolo delle rappresentanze sociali ed il ruolo di Rete Imprese Italia. Perché questa comune responsabilità repubblicana non potrà che giovare al superamento delle sfide ancora aperte per il nostro Paese e, anzitutto, al superamento della sfida del ritorno alla crescita. Ma significa anche e soprattutto per le nostre imprese aggredire e risolvere tre grandi problemi: fisco, credito e burocrazia, che per molte imprese sono state la causa della chiusura dell’attività”.

 

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