Robam la sfida high tech cinese arriva in cucina

Robam

Ormai da qualche anno, i luoghi comuni sul Made in China sono crollati. Certo, è inarrestabile il flusso di merci a basso prezzo destinati al consumo di massa, ma le autorità e le industrie cinesi puntano sempre di più decisamente sull’high tech. Con due obiettivi: soddisfare la domanda di prodotti smart e di lusso da parte di una classe media in crescita esponenziale (600 milioni di cinesi nel 2020, secondo le statistiche) e competere a livello globale accettando apertamente la sfida della qualità, entrando in settori ad alta redditività, finora monopolio quasi esclusivo del design e della industria europea, come quello degli elettrodomestici.
Robam Appliance, per esempio, azienda cinese tra le più importanti nel settore delle apparecchiature per cucina, si è presentata al mercato europeo con un evento al padiglione Cina di Expo 2015, di cui è sponsor.
Quattro impianti in Cina, quartier generale a Hangzhou, dove è nata 37 anni fa, un grande centro di ricerca di 4 mila metri quadri, Robam costruisce i suoi prodotti dall’inizio alla fine: progetto, design, singoli componenti dell’apparecchio sono realizzati all’interno del gruppo, utilizzando decine di brevetti propri (dual core absorber, per esempio), catene di montaggio, assemblaggio studiati ad hoc.

Dam Fan Ye

Dam Fan Ye

A Milano, Dam Fan Ye, brand director di Robam, ha parlato di una delle ultime realizzazioni del gruppo, la cappa 8228 e di Roki, un sistema di cottura intelligente che si può attivare e gestire attraverso smartphone. L’impianto comprende una cappa e una cucina a gas, e propone centinaia di ricette e le relative istruzioni di cottura attraverso un ampio display. Una volta selezionata una ricetta, il sistema regola automaticamente la velocità della ventola e la potenza di fuoco per soddisfare le specifiche esigenze di cottura del piatto.
“Per completare il progetto – ha spiegato Dam Fan Ye – stiamo cercando accordi con supermercati e negozi che possano portare a casa gli ingredienti della ricetta secondo le indicazioni ricevute dal cliente via smartphone. Il quale, una volta rientrato dal lavoro, non resta che assemblare le diverse componenti del piatto, accendere il fuoco e attivare Roki. La cena sarà pronta ‘automaticamente’, in totale relax”.
Roki costa 88 mila yuan (circa 4.200 euro), le cappe Robam hanno un prezzo intorno ai 4 mila yuan (580 euro) contro una media di 2.900 yuan dei competitor cinesi. Cifre da clientela affluent. “Il gruppo si rivolge alla fascia alta dei consumatori – conferma Dam Fan Ye – che però sembrano gradire i nostri prodotti. Robam ha registrato un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro nel 2014, un aumento del 36% rispetto al 2013. Il 95% delle nostre vendite è in Cina, dove siamo leader della produzione haut de gamme di cappe con il 26 % del mercato, mentre abbiamo una quota del 23% per i piani di cottura elettrici o a gas”.
Il 5% di export non è un po’ poco per un gruppo cinese? “Siamo entrati in India, nel Sud Est asiatico, in Australia e in Medio Oriente e il nostro obiettivo è assolutamente quello di espandere notevolmente la nostra espansione all’estero e di arrivare al 30% del mercato interno – risponde Dam Fan Ye – Osserviamo con molta attenzione all’Europa, un mercato che consideriamo molto interessante, anche per la presenza di consumatori già abituati a prodotti smart e di alta qualità, potenzialmente interessato a una produzione tecnologicamente all’avanguardia”.
Quali sono le strategie per il mercato europeo? “Non abbiamo ancora scelto il ‘come’, stiamo studiando. Non è detto che entreremo con il nostro brand, magari faremo acquisizioni marchi di fascia alta. Sicuramente punteremo sull’innovazione, sull’high tech: vogliamo mettere sul mercato prodotti smart che rendano semplice e gioiosa l’esperienza di preparare un pranzo anche per chi detesta mettersi ai fornelli”.

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