Riunione BCE: Bravo!

di Anna Maria Grimaldi, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo

Draghi ancora una volta si è destreggiato abilmente ed è riuscito a convincere i mercati che le decisioni prese alla riunione odierna non sono il famigerato tapering, ovvero il graduale azzeramento degli acquisti di titoli, ma solo un aggiustamento dei volumi, giustificato da una maggiore fiducia nel recupero della dinamica
inflazionistica a fronte di un quadro macroeconomico in netto miglioramento.

Anzi: Draghi ha assicurato che di tapering non si è proprio parlato. Nei fatti la BCE ha compiuto un altro passo verso la normalizzazione della politica monetaria. L’impegno alla gradualità è stato rispettato. Quantomeno questa sembra essere, per ora, la lettura dei mercati. L’efficacia della comunicazione è supportata dal fatto che la BCE ha deciso:

1) di mantenere il programma quasi open ended ovvero di non comunicare una data ultima di
spegnimento dello stesso. La BCE si è impegnata, difatti, a proseguire gli acquisti ad un ritmo di 30
miliardi al mese almeno fino a settembre 2018 o oltre, se necessario; tuttavia, è chiaro che dopo
settembre sarà necessaria come minimo una nuova drastica riduzione.

2) Inoltre la BCE ha mantenuto aperta la possibilità di incrementare gli acquisti in caso di
peggioramento inatteso del quadro macro e/o di restringimento indesiderato delle condizioni
finanziarie. Si noti che la BCE si è impegnata ad aumentare nuovamente gli acquisti in caso di
necessità, ma non a ridurli se le cose dovessero andare meglio del previsto. Draghi durante la
conferenza stampa ha specificato che la BCE non ha discusso se modificare i parametri di intervento
(limite per emittente, singola emissione, neutralità di acquisto per maturity, ripartizione del rischio
tra Eurosistema e banche centrali nazionali). La BCE dovrebbe, però, scalare gli acquisti di titoli
pubblici e/o agenzie ad un ritmo più sostenuto rispetto agli acquisti di ABS, covered e corporate
bonds, stando alle indicazioni contenute nel comunicato, pubblicato alle 15:30. D’altronde, ciò
sarebbe coerente con il modus operandi del 2017, che ha già visto una riduzione del contributo
relativo del PSPP dopo la riduzione dell’obiettivo mensile a 60mld. È possibile che maggiori indicazioni
saranno rese disponibili alla riunione di dicembre.

3) La BCE ha inoltre riaffermato che i tassi rimarranno fermi per un periodo esteso di tempo ed in ogni
caso ben oltre la fine degli acquisti. La sequenza di uscita è quindi inalterata allo scopo di ancorare
la parte breve della curva. Si noti che avendo spostato in avanti la data ultima di chiusura del
programma di acquisto la BCE è riuscita per ora a mantenere inalterate le attese di mercato di tassi
fermi fino al 2019.

4) Come ci aspettavamo la BCE ha introdotto le prime linee guide sulla politica di reinvestimento titoli.
Politica che andrà avanti ben oltre la fine degli acquisti ed in ogni caso fin quando la BCE lo riterrà
necessario per assicurare condizioni finanziarie adeguate a garantire il raggiungimento del 2% di
inflazione. La BCE a partire dal prossimo 6 novembre pubblicherà, con cadenza mensile, le scadenze
dei titoli che detiene in portafoglio nei 12 mesi successivi. Il dettaglio sarà pubblicato per tutti i titoli
acquistati dalla BCE nell’ambito dell’EAPP. Per quanto riguarda gli acquisti nell’ambito del PSPP, la
BCE specifica che i titoli verranno reinvestiti nella giurisdizione in cui il titolo è venuto a scadenza.
Quindi i volumi netti per giurisdizioni varieranno a seconda della tempistica dei reinvestimenti e non
rifletteranno le quote capitale; inoltre, è possibile che la gestione temporale dei reinvestimenti sia
flessibile, non rigidamente legata alle scadenze del mese. Come Constancio ha preannunciato
durante la conferenza stampa, i volumi potrebbero essere significativi.

5) Infine la BCE ha deciso che prolungherà l’assegnazione piena (cioè senza razionamento) nelle aste di
rifinanziamento ordinarie e trimestrali fino all’ultimo periodo di riserva del 2019.
Draghi ha spiegato che le decisioni sono state prese con una maggioranza ampia. La divergenza di opinioni
all’interno del Consiglio è spiegata dal diverso grado di fiducia nel ritorno dell’inflazione verso il target nel
medio termine. Il comunicato nota che la BCE ritiene ancora poco soddisfacenti i segnali di risalita
dell’inflazione sottostante a fronte di un quadro macro che si conferma più solido delle attese.
Riteniamo poco probabile che la BCE possa tornare ad aumentare i volumi di acquisto o che estenda il
programma oltre settembre 2018, ma la disponibilità a farlo, se necessario, dovrebbe contribuire a
mantenere schiacciato il profilo dei tassi.

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