Riservatezza e web: “la soluzione è il privacy officer”

Secondo le stime di Confindustria Digitale, varrebbe 6,6 punti di Pil italiano la svolta del mercato digitale, generando 700.000 posti di lavoro nei prossimi cinque anni, con i primi effetti già nel 2015. A confermare queste previsioni è anche l’Osservatorio Infojobs, secondo cui il 23% delle offerte di lavoro di quest’anno si
concentrerà sui campi di Internet e dell’informatica. D’altra parte, la carenza di regole e normative adeguate rischia di compromettere queste opportunità per risollevare l’economia e l’occupazione nel nostro Paese.

L’insidia, però, arriva dalla carenza di regole e normative adeguate a questa rivoluzione: per esempio, la disciplina in materia di protezione dei dati è ormai da tre anni in una fase di silenziosa quiescenza; si aspetta che in soccorso arrivi il nuovo regolamento della privacy, in fase di studio nelle aule dell’Unione Europea.

Qualche segnale positivo è arrivato con la recente riforma delle professioni non organizzate in ordini e collegi, attuata con la Legge 4 del 2013: questa ha concesso alle associazioni professionali la possibilità di auto-regolamentarsi e anche le certificazioni basate sulla norma internazionale ISO 17024 sono sempre più utilizzate dai professionisti per dimostrare le proprie competenze.

Per sfruttare al meglio le opportunità che verranno dal mercato digitale, servono quindi misure adeguate per garantire la trasparenza e la qualità delle attività svolte dai professionisti dell’era di Internet.
Una proposta che farebbe chiarezza sulle professioni del settore, dando al tempo stesso maggiori tutele ai cittadini sul rispetto della loro privacy, viene dal presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, Luca Bolognini: “Se il nostro Garante Privacy prescrivesse in via generale la necessità di un responsabile privacy per ogni struttura con dati sensibili, come già fece con il provvedimento sugli Amministratori di Sistema, non servirebbe neanche aspettare l’avvento del Regolamento europeo”.

Il Privacy Officer, già previsto a vario titolo in diversi Paesi del mondo (inclusa la Germania), spiega Bolognini, darebbe maggiore garanzia sulla tutela aziendale delle informazioni.

Lascia un commento

Top