Ricoh: retailer e scuole comunicano male. E il consumatore se ne va

Ricoh_Immagine ricerca Communication Crackdown

Una ricerca commissionata da Ricoh Europe ha rivelato che tre quarti delle comunicazioni inviate da retailer e istituti scolastici di tutta Europa sono irrilevanti e mettono a dura prova la fiducia dei consumatori.

Lo studio Communication Crackdown (Un giro di vite sulle comunicazioni), condotto da Coleman Parkes Research per conto di Ricoh, ha chiesto ai consumatori di 22 Paesi di valutare le comunicazioni ricevute da aziende e fornitori di servizi.
La maggior parte degli intervistati (76%) ritiene che i messaggi inviati dal mondo retail non siano pertinenti e il 75% del campione esprime lo stesso giudizio in merito a quelli ricevuti da istituti scolastici come ad esempio scuole primarie, secondarie e università.

Le società di servizi finanziari e le organizzazioni del settore pubblico hanno ottenuto le valutazioni migliori: il 39% e il 42% degli intervistati, rispettivamente, ritengono che le comunicazioni inviate da tali settori siano efficaci.

IL TROPPO SPAM STROPPIA

C’è comunque ancora molto da fare per tutti, dal momento che per nessun settore la maggior parte dei consumatori ritiene pertinenti i messaggi ricevuti.

La quantità eccessiva di comunicazioni spam rende le persone sempre più diffidenti e dubbiose sulle modalità con cui le aziende gestiscono i dati personali. Il settore verso cui i consumatori dimostrano meno fiducia è il retail (74%), mentre quelli su cui sentono di poter fare maggiore affidamento sono il settore pubblico, i servizi finanziari e la sanità, con il parere positivo di circa la metà dei consumatori (rispettivamente 50%, 49% e 48%). Non è un caso se proprio in questi settori vi siano le normative più stringenti sulla gestione e sull’utilizzo dei dati personali.

Le comunicazioni spazzatura hanno un impatto negativo sugli utili delle imprese. Quasi un quinto dei consumatori (18%) dichiara di essersi rivolto altrove dopo aver ricevuto materiale irrilevante da parte di aziende o fornitori di servizi. Inoltre, il 63% dei consumatori afferma di essere meno propenso a fare acquisti da aziende che inviano spam.

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